Planet Telefoninux

19 April, 2012

Carlo Minucci

gecco

Ho spostato tutto il mio blog su http://minucci.net/blog/ quindi aggiornare i vostri feed reader e, se li usate ancora, i vostri bookmark…

by gecco at 19 April, 2012 08:09 AM

10 April, 2012

Carlo Minucci

coltello giapponese unboxing

Oggi, mentre giravo per gli scaffali di un ipermercato di articoli casalinghi alla ricerca di una di quelle scalette richiudibili a 3 pioli, sono incappato su questo coltello giapponese.

Un coltello dallo stile giapponese nonostante sia prodotto in Germania. Il coltello mi ha attirato in quanto dallo stile giapponese (controllate pure wikipedia) ma anche perchè da tempo avevo bisogno di un coltello per affettare il salame.

Il prezzo è forse un po’ esagerato, 5,90 euro, ma forse quello che si paga è, appunto, il design giapponese. Altri coltelli di pari utilizzo ma di nazionalità stilistica italiano costavano la metà.

Il packaging non è molto elegante o funzionale, ho dovuto prendere delle tronchesi per tagliare le fascette che bloccano il coltello all’interno della confezione.

Ma appena tolto dalla confezione e preso in mano il coltello da la sensazione di robustezza e affidabilità: un connubio, quindi, tra la tradizione tedesca e quella giapponese.

La lama, almeno stando a quello riportato sulla confezione, è lunga 9 cm, ideale quindi per affettare il salame o altre minuterie, ma non credo sia adatto per tagliare a metà le mele. I simboli incisi sulla lama non so se siano effettivamente giapponesi ma almeno infondo un po’ di sicurezza sulla genuità del prodotto. Non come quando andate dal tatuatore per farvi tatuare le iniziali del vostro nome secondo l’alfabeto cinese o giapponese, che il 90% delle volte è sbagliato.

Il primo test che ho effettuato è, appunto, col salame; è proprio per questo che l’ho comprato. In mano è leggero e maneggevole e si presta bene ai lavori di fino. Viste le dimensioni contenute si potrebbe stiparlo assieme al salame all’interno del salvasalame.

Il primo test ha avuto subito risultati positivi. Il salame si taglia benissimo, quasi come fosse burro. C’è anche da dire che finora avevo usato un normale coltello seghettato e non era affatto performante.

Direi che ho trovato il prodotto che cercavo che racchiude sia il fattore design, che ricerco sempre in un prodotto, sia nel risultato ottenuto da questo coltello. L’unica pecca è che sulla confezione non è riportato se è possibile lavarlo in lavastoviglie oppure no (non vorrei ricordare ora l’episodio in cui le forbici col manico di plastica mi si sono rotte dopo un lavaggio in lavastoviglie).

Prodotto fortemente consigliato sia agli otaku che faticano a trovare un coltello dal design giapponesi, sia per i divoratori di salame che non hanno ne voglia ne tempo di aspettare il tempo che passa durante l’affettatura.

by gecco at 10 April, 2012 06:42 PM

28 March, 2012

Carlo Minucci

Schermata 03-2456015 alle 09.00.55

Dopo settimane di lavorazione sono riuscito a costruire celsiutter, un coso con Arduino che posta in automatico la temperatura su twitter.

Cosa vi serve?

Lo schema è questo:

E’ piuttosto semplice. L’LM35 c’ha 3 terminali: uno è la massa, l’altra è l’alimentazione che può essere da 4 volt in su e il pin centrale è quello che riporta la temperatura, un grado per ogni centesimo di volt. Ovvero se ci attacchiamo col teste sul centrale e questo misura 0,22 volt vuol dire che ci sono 22 gradi. Semplice.

I due led sono attaccati su uscite digitali diverse e libere, perchè l’Ethernet Shield ne usa lui alcune, non ho ben capito quali, sono andato a tentoni provando quali fossero libere. Quello verde serve a segnalare se il post è riuscito e se invece ritorna degli errori si accende quello rosso.

Poi ho collegato l’AREF ai 3,3 volt perchè, il codice che ho palesemente copiato da qui riadattandolo un po’ alle mie esigenze, calcola la temperatura usando come riferimento i 5 volt di Arduino. Siccome nei primi esperimenti non mi tornavano le temperature giuste, ho notato che in realtà i 5 volt del mio Arduino sono 4,88 e quindi, dopo aver fatto il calcolo, il risultato era un po’ sballato. Per evitare questo ho usato i 3,3 come riferimento che sono più precisi, misurando col tester segna 3,29 volta che va più che bene.

Per twitter ho usato questa libreria, che funziona bene e il codice non è troppo complesso.

Ora ecco il codice:

#include <SPI.h>
#include <Ethernet.h>
#include <Twitter.h>
#include <stdlib.h>
byte mac[] = { 0xDE, 0xAD, 0xBE, 0xEF, 0xFE, 0xED };
byte ip[] = { 192, 168, 10, 222 };
Twitter twitter(“TwitterToken”);
int pin = 0;
int temp = 0;
char tempchar[] = “”;
char testo[] = “”;
char fine[] = “”;
char msg[82] = “”;
int ledpost = 13;
int lederror = 8;
int i = 0;

void setup()
{
delay(1000);
Ethernet.begin(mac, ip);
Serial.begin(9600);
analogReference(EXTERNAL);
pinMode(ledpost, OUTPUT);
pinMode(lederror, OUTPUT);
}

void loop()
{
digitalWrite(ledpost, HIGH);
digitalWrite(lederror, LOW);
temp=(3.3 *analogRead(pin) *100.00) / 1024.0;
String testo = “Messaggio automatico generato da Arduino: a casa mia sono “;
String fine = ” gradi centigradi. “;
testo += temp;
testo += fine;
testo += i;
testo.toCharArray(msg, 82);
Serial.println(msg);
Serial.println(“connecting …”);
if (twitter.post(msg)) {
int status = twitter.wait(&Serial);
if (status == 200) {
Serial.println(“OK.”);
digitalWrite(ledpost, LOW);
} else {
Serial.print(“failed : code “);
Serial.println(status);
digitalWrite(lederror, HIGH);
}
} else {
Serial.println(“connection failed.”);
digitalWrite(lederror, HIGH);
}
Serial.print(i);
Serial.println(” Pausa di un’ora”);
i=i+1;
delay(3600000);
}

(indentatelo voi che io non c’ho voglia :) ) (dove c’è scritto TwitterToken dovete metterci il vostro token, lo generate dal sito della libreria)(nella variabile byte ip[] dovete metterci un indirizzi ip valido della vostra lan).

Il problema più grosso l’ho avuto nella conversione del formato delle variabili. twitter.post() accetta solo una char(), mentre la temperatura è un int() e ho dovuto concatenarla con una String e poi riconvertire tutto in char(). Se avete un metodo meno macchino segnalatelo pure nei commenti.

Alla fine del messaggio da postare su twitter ci ho dovuto mettere un valore incrementale altrimenti twitter lo vede come duplicato e non me lo fa postare. In questo modo, forse non troppo elegante, ho risolto il problema e inoltre mi tiene un log di quanti post ha effettuato (ovviamente ogni volta che spegnete Arduino ricomincia a contare da 0).

E’ tutto.

by gecco at 28 March, 2012 07:28 AM

24 March, 2012

Carlo Minucci

gecco

Di recente è morto Chaleo Yoovidhya, che nessuno sapeva fosse il creatore della RedBull fino alla sua morte, in quanto consumatore accanito e attivista della RedBull mi sento in dovere omaggiarlo con un post non tanto sulla RedBull, ma sugli sbicchieratori di RedBull.

Alla coop una latta di RedBull viene via per circa un euro e 50, ma quando vai fuori a farti le tue serate brave non c’è nessuna coop ad aiutarti, ma solo il barista che te le sbicchiera come se non ci fosse un domani. Potrei aprire un capitolo a parte sui negozietti di cingalesi aperti a tutte le ore dove la RedBull ghiacciata di frigo ti viene via per un euro e 80.

Dicevamo, te esci la sera, vai nei posti a buttare su le storie e ti prendi la tua RedBull e la paghi anche 5 euro (ora non voglio ricordare il locale dove ho pagato 5 euro un bicchiere da 0,20 di coca dalla bottiglia di plastica, manco dalla spina). Il prezzo esoso può essere anche giustificato “eh si, ma tanto l’ingresso è gratis” ma, lo sanno tutti, per gustarsi una RedBull come si deve, deve essere, come di dice in gergo, ghiacciata morta. Ora, giusto per fare il polemico, se io entro in un posto, pago 5 euro, almeno me la voglio gustare come si deve. Invece ho visto fare delle cose brutte.

Per 5 euro ho visto servirmi mezza RedBull da una lattina già incominciata che poi è stata rabboccata da un’altra lattina, il tutto preso da una mensola con le lattine a temperatura ambiente. Sul serio, la RedBull a temperatura ambiente fa schifo.

Oppure “ci vuoi il ghiaccio?” e ti riempono il bicchiere di ghiaccio e dentro si riesce a versare solo mezza lattina, che verrà conservata così a caso per il prossimo avventore.

Quindi non è sempre un bel bere. Ci sono altri posti in cui sono più onesti e ti lasciano la lattina, prossima alla temperatura di solidificazione, che rimane dopo averla sbicchierata in modo che puoi rabboccare il bicchiere. Così non ti è precluso il diritto di consumare tutta la bevanda da te ordinata. Dovrebbero essere tutti così… o come i cingalesi…

by gecco at 24 March, 2012 10:01 AM

13 March, 2012

Carlo Minucci

redboot

Un bel giorno la rete qua impazzì. I ping andavano a caso, i pacchetti si duplicavano, non arrivavano a destinazione, robe così. Un gran putiferio. Alla fine, dopo mille prove, siamo arrivati a dare la colpa ad un vecchio router 3com che usavamo come access point. Tolto questo affare dalla rete e tutto è tornato a funzionare regolarmente.

Questo affare poi è stato riposto in un armadio tra la roba non funzionante. A me dispiace vedere questi aggegi dimenticati e, visto che sono un fanatico di OpenWrt, ho provato a mettercelo visto che, nel sito, c’era la procedura per il modello 3CRWER100-75. In realtà io avevo un 3CRWER200-75, non so cosa cambi esattamente, so solo che la procedura ha funzionato regolarmente. Ed ecco quello che ho fatto io.

Innanzitutto tenetevi aprire la pagina apposita sul wiki, scaricatevi il kernel e il root fs, poi dovete installarvi un server tftp, io ho usato tftpd-hpa e ho installato anche putty. Di solito putty lo usavo su windows, ma ho scoperto che esiste anche per Linux. Putty serve semplicemente come terminale telnet, non ho usato il normale telnet già compreso in linux per motivi che spiegherò più avanti.

A questo punto dovete resettare il router per riportarlo alle impostazioni di fabbrica. Per fare questo basta tenere premuto il solito bottoncino e poi gli si da corrente e lo si tiene premuto per circa 10 secondi. Non so perchè ma l’ho dovuto rifare 3 volte.

Adesso il router torna all’impostazione di default e ha l’indirizzo 192.168.1.1, un ping ve lo confermerà, sempre che non abbiate in rete già un altro dispositivo con lo stesso indirizzo.

Ora non dovete fare altro che spegnere e riaccendere il router e lanciare il telnet sulla porta 9000 in un lasso di tempo indefinito in cui redboot ascolta su quella porta e vi da accesso al prompt. Facendolo a mano richiede culo e tempismo, roba che ci becchi tipo 1 volta su 10. Appena avuto accesso bisogna premere CTRL+C. Ed è proprio qua l’inceppo, pare che il telnet non riesco a mandare CTRL+C al prompt per qualche strambo motivo di tabella di caratteri o roba del genere, c’è in giro anche un hack usando netcat ma ho provato e non ha funzionato.

Ed ecco la mia elegante soluzione:

Innanzitto lanciate putty e configuratelo come in questa schermata

In pratica dovete settargli l’indirizzo ip, 192.168.1.1, la porta 9000, dirgli di usare il protocollo telnet e infine salvate la sessione. Io l’ho chiamato telnet9000.

A questo punto aprite il terminale e scrivete questo barbatrucco:

arping -f 192.168.1.1; putty -load telnet9000

Questo fa in modo che appena arping si accorge che l’ho desiderato, l’192.168.1.1, diventa attivo, lancia putty caricandogli, -load telnet9000, la sessione che abbiamo salvato prima: il succo del discorso è che fa il telnet sulla porta 9000 al momento giusto.

A questo punto dovreste avere una schermata di questo tipo:

ovvero siete arrivati al prompt di RedBoot, che è quello che ci interessa.

Ora, pre trasferire l’immagine del kernel e del rootfs, abbiamo bisogno di un server tftp da cui attigente.

Installate, come me, tftpd-hda, non perchè sia meglio di altri ma solo perchè sono riuscito a farlo funzionare alla svelta. Quindi

sudo apt-get install tftpd-hpa

(sudo perchè tanto lo so che usate tutti Ubuntu) poi create una directory per la root del server tftp, io per comodità l’ho creata nella root del file system, quindi /tftpboot, e gli date tutti i permessi del mondo di lettura e scrittura, sennò poi non il client non è contento.

Poi editate il file /etc/default/tftpd-hpa e fatelo diventare più o meno come questo:

# /etc/default/tftpd-hpa

TFTP_USERNAME=”tftp”
#TFTP_DIRECTORY=”/var/lib/tftpboot”
TFTP_DIRECTORY=”/tftpboot”
TFTP_ADDRESS=”192.168.1.101:69″
#TFTP_OPTIONS=”–secure”

L’indirizzo ip 192.168.1.101 non è casuale. Se tornate a putty e al prompt di RedBoot e scrivete

fsconfig -l

vi apparirà una roba tipo questa:

Praticamente RedBoot viene già di default con delle impostazioni sue: l’ip, il gateway e le altre robe. A noi interessa la riga:

Default server IP address: 192.168.1.101

che, praticamente, vuol dire che lui si aspetta che il server tftp sia su quell’indirizzo. Ora noi potremo andarci a leggere la documentazione di redboot e di fsconfig perchè un modo per cambiare quella voce c’è sicuramente, ma chi ce lo fa fare? Basta cambiare l’indirizzo ip della propria macchina che è molto più semplice :) Da qui spiegato il motivo del file di configurazione tftpd-hpa.

A questo punto siamo già un pezzo avanti e possiamo seguire pedissequamente la guida di OpenWrt. Quindi:

fis init

e premete y, poi, al prompt, scrivete:

load -r -b %{FREEMEMLO} /tftproot/openwrt-atheros-vmlinux.lzma
fis create -r 0×80041000 -e 0×80041000 vmlinux.bin.l7
load -r -b %{FREEMEMLO} /tftproot/openwrt-atheros-root.squashfs
fis free
fis create -l 0x2E0000 rootfs
fis list
reset

i due comando load hanno bisogno comunque del percorso assoluto, mistero, altrimenti se la prende a male e non trova il file. Se load ritorna errori di lettura vuol dire che non avete dati abbastanza permessi alla directory /tftproot, provate anche a dargli un chown -R nobody eventualmente.

Dopo il reset il router si riavvia e farà il boot con OpenWrt. Attenzione che il boot sarà un po’ più lento rispetto al firmware originale.

Per accedere telnettate l’192.168.1.1 e avrete accesso al prompt di OpenWrt, leggete le robe scritte, settando la password, con passwd, si imposta la password e si attiva automaticamente il server ssh.

Ora avete un router con OpenWrt e potete farci un po’ quello che vi pare

by gecco at 13 March, 2012 11:16 AM

08 March, 2012

Carlo Minucci

salvasalame

Quanti di voi, appassionati dei salami da affettare, hanno problemi di conservazione del salame nel frigo? Il solo gesto di prendere il salame, porlo sulla tavoletta e cominciare ad affettarlo è un gesto di una tradizionalità che aumenta il sapore intrinseco del salame. Lo appoggi, lo affetti, stacchi un pezzo di pane con le mani, associ gli ingredienti e lo mangi. In un loop ipnotico al limite del feticismo che da cui difficilmente puoi uscire. Ma, una volta finito il pasto o lo spuntino, ecco arrivare il problema principale: la conservazione del salame rimanente. Il metodo della nonna dice di avvolgerlo in un pezzo di scottex leggermente inumidito. I post-modernisti lo conservano in una busta di plastica da frigo. Entrambi i metodi sono discreti e ognuno presenta vantaggi e svantaggi. Da oggi non avremo più problemi grazie al Salvasalame.

E’ in “omaggio” col numero di questo mese di Gente, il quale pare non avere ancora un sito web ufficiale che denota solamente la genuinità e la sgamatezza dei contenuti della rivista. L’editore ci ha visto lungo, ha fiutato il businness e ha pensato bene di allegarci un Salvasalame, un comodo contenitore in plastica per salvare la fragranza del salame, per solo 5,90 euro in più sul prezzo della rivista: 7,90 euro in totale.

Una volta tolto dal cellophane della rivista si presenta, al colpo d’occhio, come un buon surrogato del salame (si, poi la rivista potete pure gettarla direttamente nella racconta differenziata della carta). Il design “tagliato”, che rimanda subito ai designer della Nintendo con l’angolo smussato del Wii, e i bollini bianchi fanno subito capire il contenuto della confezione.

La comoda apertura a scatto facilita di molto l’arrivo al prodotto interessato: il salame. Coi vecchi metodi dovevamo perdere del tempo prezioso a estrarre il salame dal sacchetto di plastica o dallo scottex, il quale va poi sostituito più volte anche durante la conservazione rendendo tedioso e macchinoso il processo.

Con un semplice gesto di un dito si riesce ad accedere al contenuto. Tutta l’operazione si riesce a compiere agevolmente con una sola mano, mentre nell’altra potete tenere pronto, per ottimizzare i tempi, il coltello per affettare il salame.

L’unica pecca del prodotto è la cerniera dell’apertura, non è una normale cerniera ma è una semplice striscia di plastica piegata. Questo diminuisce di molto la longevità del prodotto. Nel manuale annesso non c’è il numero di aperture garantite da una cerniera di questo tipo, il che mi fa presagire che non sia molto durevole.

L’altro difetto, non direttamente imputabile al Salvasalame, è il fatto che non esiste uno standard o una norma UNI o ISO per standardizzare le dimensioni dei salami. Proprio oggi alla coop, davanti al banco frigo, ho avuto molti dubbi su quale salame comprare. A occhio non si riesce a capire se il salame entrerà poi nel Salvasalame. Per fortuna sono socio coop e, comprando il salame della foto, avrei avuto diritto ad un pacchetto di figurine degli animali.

La dimensione di questo salametto era contenuta e, a occhio, sembra entrarci comodamente nel Salvasalame.

Il salame è alloggiato all’interno del Salvasalame pronto ad essere conservato in frigo.

Una volta chiuso il Salvasalame conserva la sua dignità di prodotto professionale unito ad un design accattivante, sbarazzino e simpatico.

Il design, studiato attraverso processi di accessibilià e immediatezza, lo rendono un contenitore unico. La sua forma e i suoi colori sono stati progettati per fugare ogni dubbio sul suo contenuto. Cosa contiene il contenitore dal coperchio blu sulla destra del frigo? Per scoprirlo dovremo aprirlo o leggere l’etichetta. Il Salvasalame è studiato sotto tutti i punti di vista e lo rende unico e indispensabile a tutti gli appassionati affettatori di salame.

Prodotto consigliato per tutti. Ma servono dei test più approfonditi per verificarne la longevità e l’effettiva conservazione del salame. Il prezzo è un po’ troppo elevato. Ma un buon prodotto italiano sia nella costruzione che nel design. Vi consiglio di dare un’occhiata anche altri altri prodotti presenti sul sito del produttore.

AGGIORNAMENTO: Pare  comincino le prime magagne per un prodotto che all’inizio sembrava ottimo.

Come si vede chiaramente dalla foto la chiusura del Salvasalame non è perfetta. Credo sia per colpa della dilatazione dei due tipi diversi di plastica, quella color salame e quella trasparente, alla temperatura del frigorifero. Comunque, questo difetto progettuale, non credo che influirà sul potere conservativo del Salvasalame.

by gecco at 08 March, 2012 03:12 PM

06 March, 2012

Carlo Minucci

gecco

sottotitolo: post autoreferenziale sulla mia fighezza.

Nel maggio 2011 ho pubblicato un post che spiegava come scaricare gli mp3 da rockit. Un post controverso ma che, di fatto, permetteva ad una utenza limitata il download vista la non immediatezza del processo. Poi rockit ha rinnovato il sito e abbiamo dovuto trovare un nuovo metodo.

Qualche giorno fa ho trovato un commento da qualche boss della Black Candy records che con per niente velata ironia mi dava del fico, e cito:

blackcandy on marzo 1, 2012 alle 18:31 said:
tu si che sei uno figo che rubi i dischi dei gruppi indipendenti … sei uno giusto!

Fatta la premessa ora comincerà uno sproloquio su quanto io sia effettivamente un fico.

Partiamo appunto dal post in questione in cui spiegavo il procedimento usando Legna dei Gazebo Penguins come esempio. Non ho scelto un album a caso ma ho scelto un album comunque scaricabile gratuitamente da loro sito e di cui poi, successivamente ho acquistato il cd originale perchè, oggettivamente, è un bell’album. Inoltre ho contribuito anche alla diffusione del vinile mettendo in vetrina al Plastic. Appena posso vado a vederli anche dal vivo.

Nella versione aggiornata ho usato il nuovo album dei Fine Before You Came. Altro gruppone e altro discone. Stesso discorso.

Mi è capitato anche di scaricare altri album, tipo quel tizio di cui però non mi ricordo il nome ma che poi mi ha fatto schifo e l’ho cancellato. Potresti dire “ma allora te lo potevi ascoltare in streaming”. No. Io lo scarico, me lo ascolto nell’ipod mentre vado in bici e lo giudico. Se mi fa schifo lo cancello. Non faccio altro quei tizi che vanno nei negozi di dischi e dicono “posso ascoltare quest’album?”, te glielo apro, glielo metti nel lettore cd, il tizio se l’ascolta in cuffia e poi decide se comprarlo. Io faccio la stessa cosa ma a casa mia e mentre pedalo.

Poi vogliamo anche parlare della mia collezione di dischi?

O del fatto che il mio nome compare anche nella lista dei produttori del disco degli Ex-Otago? (seppur vicino a Carlo Pastore)

Ci sarebbero altri esempi ma poi servirebbero solo a sbrodolarmi autoreferenzialità addosso. Credo di aver espletato a dovere il concetto.

Se poi nella mia collezione di dischi non abbia nulla della Black Candy records è un altro discorso, e si spiega da solo, però ho la discografia completa delle Black Candy :D

by gecco at 06 March, 2012 07:52 AM

17 February, 2012

Carlo Minucci

l'apprendista librario

Da anni seguo il movimento cosiddetto D.I.Y., ovvero Do It Yourself. E’ in pratica un mondo più o meno parallelo in cui uno le cose se le fa da se. Ho cominciato a conoscerlo intorno agli anni 90 in cui i gruppi hardcore/punk che giravano nei centri sociali si stampavano da soli i dischi e se li distribuivano da soli, saltando così l’eventuale contratto con una casa discografica e col distributore per i negozi.

Col tempo poi le cose si sono facilitate visto che con pochi soldi oramai riesci a stampare cd con copertina di buona qualità. Con l’avvento del digitale poi tutto si è facilitato ancora di più, tant’è che spesso capita che uno metta online il proprio lavoro e, se merita, il tam tam degli usufruitori farà il resto.

Con l’avvento degli ebook reader, tipo in Kindle o il Nook, questa autoproduzione dal basso ha espanso di più il suo campo. E’ anche vero che finora io ho solo approciato il lato musicale, ma da quando ho il Kindle sto scoprendo vari casi di successo anche dal lato libristico.

E’ uscito questo “Apprendista libraio” che altri non è un libro scritto da un tale che, per motivi ignoti (o non ha trovato un editore, oppure non lo voleva), ha deciso di pubblicarsi da se il suo libro, o meglio, il suo ebook. Lo vende autonomamente oppure tramite il Kindle Store al quasi irrisorio prezzo di 2,99 euro.

Ora bisogna superare lo scoglio psicologico del comprare un file, comprare una cosa che, di fatto, non esiste. Ma è successo con gli mp3 e coi film, e piano piano ci abitueremo anche con i libri. D’altronde bisognerebbe anche valutare il tempo di fruizione di un “qualcosa”. Per dire, spendi 3 euro in un ebook, e te lo porti avanti per mesi e mesi a leggerlo, ti spendi 3 euro per un film e te lo guardi, si e no, 2 volte per un totale di circa 3 ore di intrattenimento. Da questo punto di vista allora è molto più conveniente comprarsi un ebook. Tralasciamo adesso anche il discorso della pirateria che sennò non ne veniamo più a capo (che però se il libro cartaceo me lo vendi a 19 euro, mentre l’ebook a 17 euro allora c’è qualcosa che non va nel tuo sistema di prezzi)

Ci sono altri casi di autori che, dopo aver tentato di farsi pubblicare il libro da vari editori che però hanno sempre rifiutato, hanno scelto la via dell’autoproduzione e pubblicare l’ebook su uno dei tanti store.

Amazon ha il suo store interno e chiuso, usa un formato proprietario che può essere letto solo dal kindle, ma ha un sistema semplice per mettere il proprio libro nello store. Il Kindle non legge gli epub, il formato aperto per gli ebook, e i pdf tanto vale non provarci nemmeno, ma convertendo i file tutto diventa leggibile, o quasi visto che convertendo i pdf si perdono di fatto tutte le immagini presenti.

E’ un mondo forse ancora da esplorare e capire per bene, però di sicuro è una tecnologia che si svilupperà abbestia. Io sono soddisfattissimo del mio Kindle ma sarei curioso di provare anche il Nook.

by gecco at 17 February, 2012 11:14 AM

08 February, 2012

Carlo Minucci

rockeat

sottotitolo: rockit e gli mp3 #2

(la descrizione sarà un po’ sommaria perchè mica mi ricordo esattamente tutti i passi della nostra ricerca)

Ebbene si, abbiamo (io e @eroispaziali, ma più che altro lui che si è smazzato il grosso del lavoro) trovato il modo di scaricare gli mp3 da rockit da dopo il restiling grafico che, di fanno, vanifica il vecchio procedimento.

Questa volta è un pelo più complicato, ma andiamo con ordine e prendiamo una pagina di esempio: i fine before you came con l’album ormai (che tanto c’è da scaricare anche dal loro sito quindi non facciamo male quasi a nessuno).

cominciamo a sbirciare tra il codice html e a cercare la sezione in cui carica il player di mp3: ad un certo punto carica il file player.swf, che è il player vero e proprio, e poi comincia a disegnare l’interfacca al player, i bottoni play, i titoli e tutto il resto. ma fino  a questo punto non si capisce niente, sembra funzionare per magia, invece sbirciando in fondo alla pagina viene caricato una libreria in javascript: lib.js. fai 2 + 2 e viene quasi naturale sbirciarci dentro.

tra le tante funzioni ce n’è una interessante:

function player_initSWF($data, $textStatus, $jqXHR) {

la player_initSWF(); ma, a parte i parametri tra parentesi, a noi interessa più una riga commentata:

// console.log( $data.url );

Facendo scrivere quella variabile, con un po’ di magheggi con firebug o robe simili, si riesce a risalire all’url del file mp3.

a questo punto magari dici: “ah, è fatta”, e invece no.

Torniamo a sbirciare l’html, ad ogni brano corrisponde un id:

<li class=”item” id=”id_139208_4068″><ul><li class=”play”><a href=”#” rel=”139208″>Play</a></li><li class=”playlist”><a href=”#” rel=”nofollow”>Aggiungi</a></li><li class=”title”><a href=”/finebeforeyoucame/canzone/dublino/139208” class=”titolo” rel=”nofollow”>1. Dublino</a></li></ul></li>

A parte gli <li> annidati notiamo che ad ogni canzone corrisponde un id della canzone e un id dell’album. In questo caso 4066 è l’id dell’album, mentre 139208 è l’id dell’mp3 che, come per magia, corrispondono alla variabile $data.url della funzione in javascript.

Ma ancora niente download diretto. E niente, magheggiando con altre robe tipo  HttpFox o simile si riesce a scoprire che il file viene presto tramite POST e non tramite GET quindi.

Sempre nel file lib.js c’è questo:

$('body').append('<form id="godown" '+$response.t+'><input type="hidden" name="rockitID" value="'+$response.k+'"/></form>');

che altri non è che un campo POST nascosto, e non visibile dall’html, che specifica una stringa, un id chiamato appunto rockitID.

Ma come viene generato questo rockitID? Mistero. Abbiamo chiesto a Giacobbo e a prima vista sembra una semplice stringa md5 che, sappiamo tutti, non è reversibile.

Non so quante combinazioni di stringhe ho provato a convertire ma niente, nessuna ritornava quella giusta.

La soluzione consiste nel decompilare il file player.swf.

Ad un certo punto, dentro il file .swf, c’è questo:

_loc_1.rockitID = MD5.hash(this.fileURL + “-PAROLASEGRETISSIMA”);

Dove PAROLASEGRETISSIMA ovviamente non è PAROLASEGRETISSIMA ma una stringa di testo che mi piace di più tenere segreta: un po’ come le strette di mano dei moti carbonari, o il modo di allacciare le scarpe delle spie, o anche la tizia che guidava la jeep nella contea di Hazzard.

Quindi basta calcolare l’hash md5 aggiungendo la PAROLASEGRETISSIMA in fondo alla stringa e viene ritornato il rockitID giusto. A quel punto basta usare wget, o curl, passandogli come POST rockitID la stringa md5 risultante e l’url del file mp3.

Semplice. Ecco il risultato (però con un altro album che i Fine Before You Came ce li ho già):

Semplice? Ora che lo so è semplice, ma prima non lo era affatto :)

In questa sede mi preme ringraziare non tanto rockit, che comunque è da un po’ di tempo ormai che mette on line album che non mi interessano, ma piuttosto ringrazio @eroispaziali che mi ha dato lo stimolo e mi ha motivato per trovare la soluzione.

Un po’ come quando il capitano Picard spiega a non mi ricordo quale razza aliena che parte del senso della vita è risolvere i problemi che ti si presentano man mano. E con problemi non intendo le bollette da pagare, quello si risolve pagando la bolletta, ma problemi inteso come dice wikipedia:

Un problema, comunemente inteso, è un ostacolo che rende difficile raggiungere un determinato obiettivo o soddisfare una certa esigenza, frapponendosi tra la volontà dell’individuo e la realtà oggettiva.

Quindi non è che uno mi dice “ah, ma che sfigato, non hai nient’altro da fare?”, si e no. Faccio le cose che mi diverte fare: in questo caso riuscire a scaricare gli mp3 da rockit. Altri preferiscono truccare i motorini, altri passano il tempo a lucidare la macchina, altri guardano il grande fratello, altri fanno altre cose. Il mio non lo considero affatto tempo perso. Ognuno impiega il proprio tempo come preferisce.

Uno dei miei motti è: d’altronde gianni morandi mangia la merda.

Chi sono io per giudicarlo? :)

 

Update: leggetevi però anche questo prima di giudicare.

by gecco at 08 February, 2012 10:25 AM

02 February, 2012

Carlo Minucci

Kindle

Ho comprato un Kindle.

(tutte le foto dell’unboxing le trovate qua)

Il giudizio per ora è positivissimo. Ora non voglio dare merito ne contro ai detrattoti dei libri di carta perchè è più bello lo sfrusciare delle pagine, è più bello l’odore della carta, è più bello qualcos’altro. Non m’interessa. Il Kindle, o qualsiasi altro e-book reader, è figo. Fine della recensione.

E’ vero, parecchi dei libri che mi interessano non ci sono ancora (prendi tutti quelli della Arcana o anche alcuni della Ediciclo) ma comunque nel kindle store ci sono svariate cose interessanti – tra cui mi preme segnalare questo Regolamento Internazionale per Prevenire gli Abbordi in Mare – e col tempo, se gli editori si smuovono a fiutare il businness, il numero di titoli crescerà.

Io non sono un lettore accanito, se va bene leggerò 5 o 6 libri l’anno ma il Kindle, non so gli altri e-book reader perchè non li ho provati, ha anche un valore aggiunto che adesso andrò a spiegare nel dettaglio.

Il Kindle legge anche i pdf o altri formati, per cui non è detto che legga soltanto le robe comprate su Amazon (a parte che non legge nativamente gli ePub ma è un altro discorso). I pdf in realtà li supporta male, mi spiego: nei normali ebook tu puoi, per esempio, ingrandire il font per leggere meglio, nei pdf non è possibile quindi vanno convertiti. Per questo hanno inventato Calibre, un ottimo software gratuito per la conversione dei vari formati. Funziona iperbene e grazie alla storia del wi-fi del Kindle non c’è nemmeno bisogno di collegarlo fisicamente al computer.

Questa possibilità di spostamento di file senza cavi è un bene, è comodo. Ora direte “ah, e che scomodità c’è a collegare il cavo e a spostare i file da leggere dentro il dispositivo?”, la risposta è, appunto “perchè mi ho scomodo trovare il cavo usb, collegarlo e copiare i file”, semplice.

Il servizio Whispernet di Amazon permette di inviarci i file al Kindle tramite e-mail, ovviamente devi abilitare l’indirizzo del mittente per poter ricevere il libro sul Kindle altrimenti si genera un nuovo campo per gli spammer. Questa cosa è ipercomoda se hai gente fidata che ti può passare dei libri interessanti. E’ bello perchè te a volte accendi il Kindle, che in realtà non è che si accende del tutto eh, e ti ritrovi dei libri come per magia.

Questo servizio online di Amazon ha fatto fiorire diversi servizi online per automatizzare queste procedure ma la cosa più interessante è che puoi inviare i feed rss, opportunamente filtrati, direttamente al tuo Kindle, senza fare null’altro.

Ho provato questo kindle4rss ma non mi ha convito del tutto però è comodo e utile. Tu in pratica fai sul loro sito il login col tuo account di google, lui accedere al tuo google reader dove hai archiviato tutti i feed e puoi selezionare quali di quelli inviare al Kindle e ogni volta che c’è qualcosa di nuovo te lo ritrovi sul Kindle. Il servizio, giustamente, si divide in gratuito e a pagamento. La versione gratuita prevede che tu debba andare nel sito e clickare su “invia al tuo Kindle” e hai un limite di feed, mentre la versione a pagamento non hai nessun limite, il costo è comunque quasi irrisorio, sono 1,9 dollari al mese.

Quello che uso io, invece, è instapaper - che tra l’altro mi è stato consigliato dal traduttore italiano dei libri di Twilight che conosco personalmente – che a mio avviso è migliore, o più migliore. Instapaper funziona in maniera un po’ diversa: tu ti registri (niente account di google ma serve un loro account) e trascini sulla barra degli indirizzi due bottoncini (due link in javascript) uno chiamato “Read Later” e l’altro “Send to Kindle”, quindi qualsiasi pagina che tua stia leggendo e che magari è troppo lunga e te la vuoi leggere comodamente sul cesso, puoi usare uno di questi due bottoni. Il bottone “Send to Kindle” invia subito la pagina che stai leggendo, opportunamente formattata per il kindle, al tuo Kindle; mentre i l bottone “Read Later” te la mette tipo in coda e puoi programmare giornalmente l’orario in cui ricevere tutte le robe che hai messo con “Read Later” sul tuo Kindle. L’invio automatico è a pagamento ma costa un dollaro al mese, 12 dollari l’anno sono una sciocchezza e in più ha il fatto che non è solo limitato ai tuoi feed su google reader. Tra l’altro la grafica del sito mi piace di più perchè è più minimale e ricorda un po’ l’interfaccia del Kindle.

In aiuto della nostra pigrizia del trasferire i dati col cavo usb ci viene anche DropBox Automator di Wappwolf. Questo è un servizio per automatizzare alcune operazioni fatte con DropBox: in pratica tu puoi automatizzare determinati eventi a determinate cartelle di DropBox. Tra le varie azioni c’è anche quella che ti permette di convertire e inviare il file al tuo Kindle. Io mi son creato una cartella chiamato ebook dentro la mia cartella di DropBox e quando ci trascino dentro i file, DropBoz Automator li converte e li spedisce al mio Kindle. Per ora l’ho provato con dei file pdf, e direi che vavavuma, mentre con un file ePub si è rifiutato di farlo, per cui ho dovuto usare Calibre di cui ho parlato prima. Tra l’altro te li converte nel formato proprietario di Amazon.

Ho scoperto che esiste anche un plug-in per wordpress chiamato Kindle This che, tramite widget, ti permette di inviare la pagina che stai leggendo, se il webmaster ha predisposto il plug-in, sul tuo Kindle. Come utilizzo è un po’ macchinoso, e non troppo bello da vedere, ma per lo meno funziona.

Ora, dopo i vari servizi aggiunti, arriviamo alle funzionalità dell’e-book reader. Già è stato sdoganato da tutti quanti la figata dell’e-ink, e che si zittiscano tutti quelli che dicono “ma è in bianco e nero” oppure “eh ma al buio non si legge niente”, certo… è un libro anche se elettronico e vi posso assicurare che, anche dopo 2 ore di lettura circa, gli occhi non ne risentono affatto: provate a leggere per due ore un file su un normale monitor di un computer, e per leggere un file dico leggerlo veramente, non cazzeggiare su facebook.

Inoltre ci sono delle funzioni interessanti e che sono sempre mancate ai libri di carta.

La cosa più importante, che mi è sempre mancata, è la ricerca di una frase o di una parola all’interno dell’intero libro. Troppe volte mi è capitato di voler ricercare una cosa che avevo letto in un libro ma, tipo in un libro di 600 pagine, è tipo impossibile, il Kindle ci viene in aiuto.

Alcune volte a me capita di voler condividere su facebook o su twitter frasi lette in qualche libro. Il Kindle ha una funziona interna per aiutarci. (Ok, forse questa non è proprio una funzione fondamentale, ma visto che c’è conviene usarla).

Quante volte vi è capitato di addormentarvi mentre leggete un libro, poi questo vi scivola dalle mani giusto nella fase rem e al risveglio vi ritrovate col libro chissà dove e nessun segno per ritrovare il punto in cui stavate leggendo. C’ho convissuto per anni con questo terrore, da oggi basta!

Il dizionario integrato è una figata. Tipo che adesso sto leggendo Mastro Don Gesualdo, solo perchè è a gratis sullo store di Amazon, e ci sono un sacco di parole in italiano che però non si usano più. Poi Verga credo sia famoso per l’abuso della parola Poscia, ma c’era un’altro termine bellissimo: pettata; che è un termine bellissimo quanto inusato. Orbene, basta spostarsi col cursore del Kindle sopra la parola misteriosa e, come per magia, comparià il dizionario interno con i significati di quella parola. Immaginatevi che siate seduti sul cesso a fare quello che di solito si fa sul cesso, trovate una parola misteriosa e avete internet o il vocabolario nell’altra stanza, ora potete fare due cose: o smettere di leggere fino all’espletamento completo, oppure continuare a leggere sperando di intuire dal contesto il significato della parola. Il Kindle ci viene in aiuto, grazie Kindle.

La versione italiana a 99 euro, in quanto 99 euro, non è touch e ha un cursore da far muovere con le apposite freccie sulla tastiera virtuale. Effettivamente scriverci è un po’ scomodo, in quanto non è nemmeno una qwerty, ma è anche vero che non è che si fa un uso spropositato della tastiera.

Il Kindle ha anche al suo interno, seppure considerato ancora sperimentale, un browser per Internet. Come pagina principale ci ho settato la wikipedia in italiano. Il browser ha anche la funzione per formattare come un ebook la pagina che si sta visualizzando per facilitarne la lettura.

In linea di massima è un prodotto ottimissimo (a parte il fatto di dovermi convertire a mano gli ePub) e lo consiglio vivamente a tutti. Tranne ai retrogradi e a chi non piace leggere.

Il prossimo passo sarà scoprire se ci si riesce a leggere i fumetti

by gecco at 02 February, 2012 09:26 PM

06 January, 2012

Carlo Minucci

Arduino VJ System: Schema elettrico

Sono mesi che avevo in mente questo progetto usando Arduino e la libreria TV Out, finalmente sono riuscito a produrre qualcosa di funzionante ed è anche giunta l’ora di rendere pubblico il tutto.

La libreria per il tv out serve, come si intuisce dal nome, a generare dei segnali video. Vista la scarsa potenza di Arduino, si riescono soltanto a generare segnali video in bianco e nero e con una risoluzione di 128×96 pixel. Per capirci si riescono a fare cose come questo o questo o quest’altro. Sono vecchi esperimenti che avevo fatto tempo fa. E’ roba molto limitata ma, visti i limiti, la sfida diventa ancora più interessante.

La mia idea era costruire un coso da utilizzare come visual durante un concerto. La definizione di vj di wikipedia è abbastanza esaustiva. In pratica un affare con dei comandi per interagire in tempo reale, o quasi, con gli effetti video generati da Arduino.

Questo è il risultato:

Per comodità ho scelto di costruire il circuito su una millefori da inserire direttamente su Arduino. Nella foto si possono vedere i 3 switch per selezionare gli effetti, il connettore RCA giallo per l’uscita video, il potenziometro per regolare la velocità dell’effetto e il led verde che segnala l’accensione – il led rosso in realtà non serve a niente.

Questo è lo schema:

Per disegnarlo ho usato Fritzing e potete anche scaricarvi il file con gli schemi.

Per ottimizzare ho usato solo 3 interruttori coi quali si possono selezionare 8 diversi effetti video. Ecco l’elenco:

  • 000: face();
  • 001: point();
  • 010: strobo();
  • 011: star();
  • 100: square();
  • 101: bug();
  • 110: cube();
  • 111: circle();

(le prime tre cifre indicano lo stato degli switch A, B e C; 0 è spento, 1 è acceso)

Potete scaricarvi il sorgente per Arduino. Dentro il codice ci sono varie funzione che si chiamano nello stesso modo elencato qui sopra. Da notare l’effetto bug() che in realtà doveva fare tutt’altro, almeno per come l’avevo pensato, ma per colpa di non so quale bug genera un effetto video che non mi dispiaceva affatto, per cui l’ho lasciato così com’è.

Per l’effett face() ho tentato di usare la funzione interna della libreria TV Out per caricare le bitmap, opportunamente convertite, ma non ci sono riuscito per cui, visto che dovevo sbrigarmi a finire tutto l’ambaradan, ho optato per un sistema empirico: tipo che disegno le faccie pixel per pixel, questo ovviamente ha portato ad un riempimento smodato della memoria di Arduino tant’è che ci sono state solo due faccie :) .

Ecco il risultato proiettato dal vivo durante il nostro concerto:

Al minuci 3:05 si può vedere l’effetto bug() in azione.

Se vi interessa qua, qua, qua e qua ci sono le parti rimanenti del concerto.

Ogni tanto, mettendo in sequenza alcuni effetti video, Arduino perdeva il controllo, credo per il troppo casino a video, e bisognava resettare tutto il sistema.


by gecco at 06 January, 2012 12:37 AM

31 December, 2011

Carlo Minucci

i grandi esclusi

Quest’anno nessuno ha richiesto di continuare la tradizione del DiscoBravo per cui, pieno di pigrizia, la interrompo io, senza se e senza ma.

Di solito, verso la fine dell’anno, l’indie-blogger spocchioso comincia a pensare alla classifica dei dischi dell’anno e a lamentarsi che non escono più album belli come una volta, tant’è che nel mio blog non c’è nessun post (fa fede l’archivio a lato) che parla dei dischi usciti nel 2010.

Ma invece il 2011 ha fatto uscire un sacco di album fighissimi e, come tradizione vuole, elencherò e commenterò i 10 dischi più fighi usciti quest’anno (in verità, per essere più nazi, ho deciso di parlare dei dischi che possiedo fisicamente)

Però volevo anche stravolgere un po’ i canoni, stravoltura dovuta anche alla noia nell’indecisione, parlerò delle 5 prime posizioni della classifica a parimerito… forse non è chiaro come concetto ma non mi importa.

1° posto

Dite un po’ quello che vi pare ma sono due dischi bellissimi. “Vabbè, facile coi Mogwai” direte voi, e invece no, perchè anche loro cose brutte ne hanno fatte eh, e questo è proprio bellissimo (a parte un paio di tracce che le avrei tralasciate proprio), è post-rock ma adattato ai tempi moderni, non fanno più quelle cose un po’ canoniche degli esordi pur essendo manieristici, mogwaianamente parlando. E poi è stato uno dei concerti che mi sono goduto di più quest’anno con l’impianto dell’estragon che ti sparava tutti gli armonici di Rano Pano direttamente dentro l’esofago.

Gli altri invece sono italiani e più o meno li conosciamo tutti e hanno fatto uscire un album epico per un’etichetta altrettanto epica (ciao Luca). Ritornelli al fulmicotone che si imprimono dentro le sinapsi fin dal primo ascolto, e che li rimangono. Distorsioni e urla, con quella puntinina di metal nei riff di chitarra ad amalgamare. I live poi sono sempre divertentissimi, fare finger point e cantare a squarciagola ai concerti è diventato il mio hobby quest’anno.

L’idea dei dischi a parimerito mi è venuta perchè non sapevo scegliere chi, tra questi due, mettere per primo.

2° posto

Pur essendo una raccolta di album, su cassetta o 7″, usciti tempo fa, mi piace comunque considerarlo un album uscito nel 2011. A parte le solite frasi fatte sul d.i.y. e quelle cose li, è sempre bello scrivere una mail a uno “oh, mi mandi il tuo disco?” e poi te lo ritrovi nella buca delle lettere. Alla stregua dei gazebi, quest’album metallico-citazionista, è pieno di successi riempi-pit. E anche i live dei verme sono serviti ad alimentare il mio hobby del finger-pointing.

Accostato ai verme un album di elettronica quasi intellettuale. Mi sono innamorato dei Plaid la prima volta che li ho visti dal vivo. Ne ho già parlato approfonditamente qua appena uscito, con un un post dal titolo alquanto spiritoso, quindi evito di ripetermi.

3° posto

Inserire questi due album nella classifica di quest’anno è un po’ come sparare sulla croce rossa, ma così è. I Battles hanno perso un componente ma hanno guadagnato un po’ rispetto l’album precedente e dentro ci sono dei singoloni bellissimi. Per quanto riguarda i Rapture non so bene dire perchè mi piaccia quest’album (tranne il pezzo con le fisarmoniche che non sopporto proprio) ma so che l’ho ascoltato un sacco, e se non avessi formattato il vecchio mac ora potrei guardare le statistiche di ascolto su iTunes (in realtà ce l’ho nel backup sull’hard disk esterno ma sti gran capi estiqaatsi).

4° posto

Conoscevo praticamente già gli Uyuni per i loro altri progetti tutti legati alla Tafuzzy Records. Poi li ho visti dal vivo questa estate, con tanto di visual quasi in sincrono, ed è stato subito amore incondizionato. Chitarra, arpeggi in loop, batteria e formare melodie e suoni eterei in bilico tra certe cose di Jim O’Rourke e qualsiasi cosa della Morr Music.

Li metto a parimerito con i Beastie Boys in quanto mi stanno simpatici entrambi, e a prescindere, come non si può non volere bene ai Beastie Boys. Se facessero un album di soli rutti e scorreggie sarebbe comunque bellissimo. La definizione Golden Age usata da allmusic.com per descrivere il loro genere musicale calza a pennello per quest’album, e come non ricordare il video promozionale di mezzora di deliri alla Beastie Boys?

5° posto

Odiati od amati questo de I Cani è un bel album. Tastiere distorte orecchiabili, batterie elettroniche tirate, e testi che volenti o nolenti, parlano di noi. Ho anche giocato a calcetto contro di loro nella memorabile sfida To Lose La Track contro 42 Records (credo di aver resistito in campo non più di 3 minuti). Spocchiosità a parte è un bel disco.

Come lo è quello di Paul Kalkbrenner, forse un po’ bistrattato dalla critica, niente di nuovo o eccezionale ma le canzoni a me piacciono tanto ed è questo quello che importa (ai fini della mia classifica). Sono praticamente diventato suo fan da quando ha interpretato il ruolo di Dj Ickarus nel film uscito tempo fa, e da allora non posso farne a meno.

Fuori concorso

E’ fuori concorso perchè praticamente è la colonna sonora di un videogioco a cui sto giocando da un sacco di tempo e che mi sta prendendo sempre di più, sono alla 35 ora di gioco e ancora dovrò farne di strada. Poi ci sono anche degli aneddoti notturni in macchina legati ad un mio non datore di lavoro e un ritorno a casa che lo fanno per forza entrare in classifica.

I grandi esclusi

La foto, rigorosamente mossa così il mio ex-c.d.r. non avrà da lamentarsi, ritrae alla finta rinfusa i dischi che ho scartato per un motivo o per un altro. Non li sto ad elencare tutti, ma solo alcuni.

I dEUS sembravano avessero fatto un gran album, invece dopo qualche ascolto un po’ stanca. Gli Ex-Otago, dopo essersi fatti una vacanza in parte anche a spese mie, hanno fatto un gran bell’album, e dentro ci sono dei pezzoni e tormentoni, solo che essendo praticamente spariti dai live in giro per l’Italia, per ripicca, non li ho inseriti nella classifica. L’album di Bugo, che mi aveva esaltato al primo ascolto già dal primo pezzo, alla lunga invece non tiene botta.

Fine, anche per quest’anno è fatta… vado a prepararmi per il cenone che poi voglio vedere cosa mette al primo posto esse.


by gecco at 31 December, 2011 02:27 PM

05 December, 2011

Carlo Minucci

vinilie

La mia collezione di dischi è cominciata un sacco di anni fa. Il primo disco che comprai fu il 7″ di “Self control” di Raf, che ancora conservo. A quei tempi la mia unica finestra sul mondo musicale era Dj Television e quindi, quasi obbligatoriamente, poi diventai un fan di Jovanotti (non rinnego le mie origini ma un po’ rinnego il Jovanotti moderno). Era la fine degli anni 80 per cui in casa mia comparve uno di quei mobiletti con le ruote e le ante di vetro con dentro lo stereo, quelle cose che oggigiorno non si vedono più, in cui al piano inferiore c’era posto per i vinili.  Durò abbastanza: cioè fino a quando non cominciai a comprarmi dischi volontariamente risparmiando su paghette e merende a scuola. Quel ripiano del mobiletto dello stereo si riempii anche delle immancabili cassette duplicate dal banco di scuola (e col tempo ho notato che questa è una costante negli ultratrentenni odierni: ognuno ha avuto un compagno di banco che gli passava le cassette duplicate coi pezzi dei Nirvana).

Più tardi, non ricordo quando ne il perchè, la conformazione del mio salotto cambiò. Il legno del mobiletto fu riutilizzato da mio padre non so dove, e al suo posto comparvero due enormi mensole: in una c’era lo stereo, e in quella inferiore i cd e le cassette. I vinili li tenevo in una cassetta di plastica sottratta in un supermercato perchè l’avevo visto fare a non so quale dj famoso. Il natale successivo mi arrivo un porta cd che, se nonricordo male conteneva 40 cd in tutto, da mia zia che mi disse anche “ce ne stanno 40, tanto non comprerai più di 40 cd”. Durò poco ma fu affiancato da una colonnina di metallo contenente 75 cd. Non durò tanto.

Ora, questa colonnina portacd, è al plastic.

Era il periodo in cui la scuola l’avevo finita e già lavoravo. Abitare a casa coi tuoi e lavorare significa avere un sacco di soldi da spendere in dischi. Parevano non mi bastassero mai, nemmeno adesso, sempre alla ricerca di novità. Parlare con altri, leggere riviste, ascoltare Planet Rock e quello che passava sull’allora VideoMusic. Tanto il percorso è stato più o meno identico per tutti in quegli anni.

Il tempo passava e i dischi continuavano ad aumentare nonostante avessi napster e una adsl. Si incominciavano a sentire i primi problemi di archiviazioni dei dischi. “Cosa te ne fai di tutti questi dischi?” oppure “ma manco ti ricorderai quello che hai e quello che ti manca”, in circa 20 anni di compratore di dischi mi è capitato solo una volta di comprare involontariamente un doppione.

Poi ci fu il trasloco, andai a vivere da solo (in realtà con un cuinquilino di cui vorrei perderee il ricordo).

La prima cosa che traslocai, cosa che feci senza pensarci troppo, fu lo stereo e tutta la mia collezione di dischi. Nella casa nuova mi costruii i portacd usando vecchie tavole. Grazie ad una sapiente destrezza nel maneggiare il legno, ma più che altro dovuto ad una botta di culo, costruii queste mensole per i cd senza usare ne chiodi ne viti, tutto a incastro: un po’ come alcuni templi giapponesi.

Nei primi tempi di spese me la vedevo un po’ brutta con i soldi, quindi i miei acquisti diminuirono. Ma per una fortunata coincidenza di eventi mi trovai invischiato in un mezzo lavoretto in un negozio di dischi. Capite che per un fanatico del supporto fisico, e dopo aver passato anni a rovistare tra gli scaffali dei negozi di dischi (per dire, quando capito al mediaworld mi viene subito spontaneo di dare un’occhiata al reparto dei dischi), mi ritrovai dall’altro lato della barricata: questo mi ha aiutato a capire che non ero solo, c’era un sacco di altra gente come me e, nel mio piccolo, cerco di aiutarli in quanto sono come loro.

Questo lavoretto, dicevo, mi porto ad avere accesso ad un numero quasi indefinito di nuovi “acquisti”, mi portò ad una marea di roba inimmaginabile per me fino quel momento. Compravo e compro, anche se è più giusto dire “guadagno”, anche dischi che prima non avrei preso in considerazione.

Poi altro trasloco, con conseguente stabilità casereccia, e nuovo porta cd. Questa volta mi venne in aiuto Ikea.

Credo di aver superato le mille unità da un po’. Un giorno che mi prenderà voglia li riconterò.

Nonostante la quantità spropositata di roba continuo a non comprare doppioni.

C’è un aneddoto da raccontare riguardo la mia passione per le discografie complete che mi prende una volta ogni 6 mesi circa. In quanto fan sfegatato dei Flaming Lips mi sono sempre ripromesso di completarmi la discografia ma sono anni che cerco, e non trovo, in anche in giro per il mondo (new york, londra, tokyo, berlino) l’album “Oh my gawd” (in realtà ho il vinile che hanno ristampato di recente, ma io voglio la versione con la copertina vecchia) e dentro me mi sono sempre detto che una volta che avessi trovato anche quel disco, avrei potuto ritenermi soddisfatto. Un paio d’anni fa mi recai a new york in qualità di roadie insieme al mio manager, nella sua infinità saggezza mi porto in un negozio che vendeva per corrispondenza ma quel giorno, per il festival, apriva i suoi uffici alle persone normali. All’ingresso ti davano una tabella su cui scrivere i dischi che volevi e loro te li andavano a prendere in magazzino. Luca mi disse “qua hanno tutto, puoi chiedere quello che ti pare che loro ce li hanno”. Allora scrissi un solo titolo: “Flaming Lips – Oh my gawd”.

Mi avvicinai al tizio di brooklyn, che di sicuro aveva una scatto fisso parcheggiata in strada, con una camicia a scacchi. Fui molto vicino. Poi ad un tratto accartocciai il foglietto e lo buttai in un bidone. Non ero ancora pronto a ritenermi soddisfatto.

 


by gecco at 05 December, 2011 06:33 PM

26 November, 2011

Carlo Minucci

gecco

dopo anni sono riuscito ad acquisire tutte le cassettine miniDV e montarle in un unico filmato. si tratta delle riprese che avevo fatto nel mio ultimo viaggio in giappone insieme al mio amico fabio. il video è diviso in 6 parti


by gecco at 26 November, 2011 10:16 AM

22 November, 2011

Carlo Minucci

gecco

ho comprato, per IL wii, il nuovo gioco di zelda, ecco le foto dell’unboxing:
http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=109615

tra l’altro ci sto giocando a randello tutti i giorni


by gecco at 22 November, 2011 11:28 AM

22 September, 2011

Carlo Minucci

gecco

io non vado spesso al cinema, quando ci vado è perchè c’è un film che di sicuro mi piace. per dire, l’ultima volta che ci sono stato era per vedere il film di star trek, credo.

ieri sono andato a vedere super 8 che è un film bellissimo per un sacco di ragione di cui hanno già parlato mille blog in giro quindi non credo ci sia la necessità di sprecare altri byte. dirò solo che è un film per ragazzi come ne facevano tanti negli anni 80 (explorer, navigator, i goonies, la storia infinita e altre robe così), quindi a me è piaciuto un casino perchè ci sguazzo in questi tipo di film.

io sono fatto un po’ malamente, lo ammetto, con alcune tendenze verso l’asocialità. ogni tanto mi piace immergermi dentro i film, o libri, o fumetti, rimanendo dentro il film senza pensare al resto. mi piace lo schermo grosso e il surround e tutte quelle cose li.

insomma, se vado al cinema, anche in compagnia, io vado per vedere il film: pago il biglietto, mi sorbisco 20 minuti buoni di pubblicità e trailer di altri film, ma voglio vedermi il film in santa pace. e invece cosa succede? brusio di sottofondo mentre il protagonista sta dicendo qualcosa di importante, risate su battute non fatte da nessuno nel film, gente che risponde al cellulare e dopo innumerevoli “shh” dice “scusa ma sono al cinema”, e allora non rispondere, dai fastidio e lo sai bene.

senza addentrarci negli spoiler, ad un certo punto c’è un tizio nel film che chiama una certa lucy, subito dopo, nella fila davanti, una tizia ha cominciato a cantare “lucy in the sky with diamond”…

no! non lo tollero, cantare proprio no, parlare di continuo no, non rispondere al cellulare, ridere se fa ridere non a caso…

a prescindere il film è comunque bellissimo!

tornato a casa poi ho dovuto riguardarmi tutto guerre stellari (l’episodio 4) per vedere se il modellino del tie fighters di darth vader appeso nella stanza del bambinetto era temporalmente coerente oppure no. lo è.


by gecco at 22 September, 2011 09:50 AM

01 September, 2011

Carlo Minucci

gecco

non ho seguito bene la vicenda ma ho leggiucchiato più o meno i commenti su twitter riguardo il divieto imposto dal governo, a quanto ho capito, di scontare i libri comprati online più del 15% del prezzo di copertina, o qualcosa del genere.

vorrei paragonare l’acquisto di un libro a quello di un cd e alcune considerazioni varie. i commenti, su twitter, vertevano anche sul fatto che tu puoi chiedere consiglio al tuo libraio di fiducia invece che affidarti ad un sito web, o commenti totalmente diversi. qualcosa sul rischio di chiusura dei piccoli negozietti in favore delle grandi catene, e altri commenti del genere.

dal mio punto di vista, nonostante sia un nerd incallito, non credo che il commercio online sia superiore a quello fisico, tralasciando il prezzo e tralasciando l’ampiezza di scelta e altri fattori. anche io in passato ho comprato libri online ma sono andato sul sicuro, diciamo così. andavo sul sito (senza fare pubblicità) e ordinavo esattamente ciò che avevo in mente.

nei negozi fisici, quelli veri, capita invece che mi chiappava voglia di comprare un libro e poi girare un po’ a caso per le varie sezioni, passando prima dalla sezione informatica e poi da quella delle biografie e il resto, ultimamente passo prima dalla sezione viaggi tralasciando subito le guide. da questo girovagare ho comprato spesso libri di cui ignoravo l’esistenza e rimanevo colpito dal titolo o dalla copertina.

qua, affianco alla scrivania col computer, ho una libreria di metallo piena di libri (e vabbè, sopra c’è un vecchio giradischi, un ampli per chitarra da 10 watt, la confezione di diablo 2  e le scatole dei pedali per chitarra). tipo il 70% sono libri scelti al momento, senza avere idee chiare.

un altro fattore che tendenzialmente si tiene a mente nel preferire il negozio fisico al negozio online è il fattore umano, nel senso che puoi rapportarti col negoziante e chiedere pareri o consigli. questo a mio avviso capita solo in pochi casi. il negoziante, dopo anni e anni di negoziantismo, non ha troppa voglia di tenersi aggiornato oppure non riesce a consigliarti qualcosa perchè il media libro è un media “lungo” nell’acquisizione. io sono lento nella lettura (mi porto avanti energy flash da più di un anno oramai) e per il librario, che qua in zona sono quasi tutti oltre la 50ina, è una faticaccia tenersi al passo coi tempi.

il vantaggio nel venditore di dischi è che lui puoi ascoltarsi i dischi mentre lavora, quindi farsi un’idea più o meno vaga su quello che vende (che poi anche qua ci sono casi in cui nel negozio di dischi c’è più silenzio che in un cimitero). ma comunque la fruizione del cd è più immediata che quella del libro.

se ascolti un disco che magari non ti piace, una volta almeno te lo ascolti comunque, ti fai un’idea vaga e se un cliente ti chiede un consiglio tu riesci comunque a capire che magari potrebbe piacergli quel disco che hai ascoltato a malapena una volta perchè ti faceva schifo.

coi libri non è così, il libro non riesci a leggertelo tutto se ti fa schifo, o comunque diventa di una fatica mostruosa, e comunque il negoziante di libri non può leggersi i libri mentre lavora, e la sera a casa non credo ne abbia voglia, a meno che non sia uno di quei topi da biblioteca, e anche in questo caso riuscirà a leggersi, chessò, 10 libri al mese.

a parte questi fattori io continuo a preferire i negozi fisici perchè è comunque bello girare tra gli scaffali di libri (o dischi). prenderli in mano, sfogliarlo, leggerne qualche pagina, farsi un’idea vaga, rimetterlo apposto, e mentre lo riponi ne fai cadere altri 3 subito affianco. nonostante i miei vantaggi di aiutante schiavo mi permetta di avere i dischi praticamente a prezzo di costo, non evito affatto di entrare negli altri negozio, nelle bancarelle di vinili usati e sfogliare a magari comprare al doppio lo stesso disco che potrei avere a metà prezzo.

girovagare nei siti che vendono libri o dischi non mi da la stessa soddisfazione. online non ho mai comprato cose a caso solo perchè mi incuriosivano (a parte quella volta che ho preso il dizionario klingon insieme ad “architettura del computer” solo per superare la spesa per evitare le spese di spedizione).

e vogliamo parlare dell’antipatia del corriere? ma facciamo anche no, a parte quel corriere che una volta mi ha citofonato e manco il tempo di arrivare al citofono che già stava sgommando in fondo alla via col suo furgone.

 

tra l’altro io compro felicemente cose che non andrebbero mai comprate online: le scarpe


by gecco at 01 September, 2011 04:04 PM

29 August, 2011

Carlo Minucci

gecco

chi mi segue sui vari social network sa già che il mio precariato è finito. il primo settembre ricomincerò a lavorare a portata di bici, questo vuol dire che eviterò il traffico sulla statale del mattino ma, soprattutto, tornerò a discutere con gli ausiliari del traffico, e che mi porto a prendere una multa in bicicletta…

in previsione di questo mi sono preparato una playlist di canzoni sull’ipod, eccola qua:

(ok, di questo pezzo ho trovato solo questo video di questo che ci suona la batteria sopra)

(di questa ho trovato solo un live. ok, magari cercando meglio trovavo il video decente, ma mica ho così tanto tempo da perdere :) )


by gecco at 29 August, 2011 03:04 PM

19 August, 2011

Carlo Minucci

gecco

come ogni estate, anche questa estate, parto per un viaggio in vespa.

dopo la bordata di berlino dell’anno scorso quest’anno abbiamo un itinerario meno impegnativo.

comunque tutto sarà documentato in tempo reale a questo indirizzo http://gecco.tumblr.com/, sempre che la batteria dello smartphone regga e che il pannello solare funzioni a dovere :)


by gecco at 19 August, 2011 07:42 PM

04 August, 2011

Carlo Minucci

gecco

cos’è successo? su bastonate hanno invitato della gente a scrivere di nevermind e non hanno pensato a me? che cattivi… ma io ci scrivo lo stesso…

per scriverne ovviamente ho messo sul piatto il vinile e poi, dato che c’ero sono andato a fare la doccia sperando di finire dopo come as you are, e invece la sfiga vuole che sono uscito dalla doccia proprio sull’inizio di come as you are che, a parer mio, è una delle canzoni più brutte dei nirvana.

è noto da tempo, e non c’è bisogno di ripeterlo in quanto è già stato snocciolato altrove, il fatto che nevermind è stato l’album di stacco tra quello che c’era prima e quello che c’è stato dopo. senza scendere nei dettagli diremo che nevermind è uscito quando io avevo circa 16 anni (si perchè io i nirvana li ho conosciuti tardi), avevo un ciao con i cerchi in lega e la sito plus che mi faceva guadagnare quei 4 km in più e una chitarra elettrica collegata ad un amplificatore (che uso tutt’ora) che aveva un bottoncino minuscolo per il distorsore quindi, per dire, non riuscivi a suonare l’inizio di smell like teen spirit col pulito e poi attaccare il distorto, quindi o tutto pulito e tutto distorto. quella è l’età in cui se hai nevermind, una chitarra elettrica distorta e sei ripetente , del resto ti frega ben poco. ma è così. uno a 16 anni non è che chiede altro eh, magari un pedale per il distorsore si, ma sono dettagli.

in un’epoca così senza internet e senza manco un computer, nevermind potrebbe bastare.

in realtà io ho conosciuto prima i sonic youth, poi mi passarono più o meno tutta la discografia dei nirvana su cassette duplicate, che barattari con robe dei sonic youth e dei flaming lips. era un periodo con poca informazione, quindi ogni dettaglio veniva analizzato: kurt cobain è amico di un tale chiamato j mascis, ha la maglietta di daniel johnston e dei sonic youth. ma anche lo spilungone dei sonic youth è amico dei dinosaur jr, il cugino di un mio amico mi ha detto che il bassista suona anche nei sebadoh.

e allora via alla ricerca come degli investigatori a cercare dettagli nelle pochissime foto che circolavano.

erano tempi un po’ così. così che bastava una casseta duplicata per giustificare il non acquisto, tant’è che il vinile me lo sono preso l’anno scorso solo perchè l’hanno portato in conto vendita in negozio. praticamente intonso e da quando l’ho preso l’avrò ascoltato circa 3 volte (compresa oggi per scrivere questo post) perchè la cassetta l’ho consumata troppo in gioventù e lo so praticamente a memoria e non mi va di ascoltarlo di nuovo (a parte drain you che è partita or ora, il mio pezzo preferito dell’album).

in realtà non ne sentivo la mancanza e, abituato oramai a robe come gli autechre o gli oneida o i tortoise o lil angel$, mi sembra un album un po’ troppo lineare e vecchio. il problema, veramente, è che l’ho ascoltato troppe volte in gioventù.

qual’è il vantaggio portato dai 20 anni passati da nevermind? non devo asciugarmi i capelli dopo la doccia col fon (o phon) visto che non ce li ho più lunghi con la riga nel mezzo come ce li aveva il tizio che ora però è morto.

gli altri vantaggi sono tutti gli album portati alla ribalta dallo scoppio dell’“alternative rock” succeduto al sucidio di cobain che poi, per dire, mi hanno portato (uh, stay awaaaaaaaaaaayyyyy) ad abbracciare wayne coyne tutto sudato vestito da babbo natale… son cose…

(oh… c’è anche on a plain)(spengo tutto prima di arrivare a something in the way)


by gecco at 04 August, 2011 02:32 PM

19 July, 2011

Carlo Minucci

gecco

l’hip-hop ha avuto, come ogni cosa, un’evoluzione. partendo dai prodromi americani, filtrati dal mainstream di cecchetto grazie a jovanotti, abbiamo avuto in Italia il movimento delle posse, legato ad un certo modo di fare hip-hop: la militanza. gruppi come gli assalti frontali, onda rossa posse, isola posse, il comitato e tutti gli altri, aveva una base comunque militante. era un periodo in cui se volevi fare un gruppo rap, o hip-hop, dovevi per forza affrontare certe tematiche altrimenti si veniva messi in disparte. questo ha poi generato alcune cose imbarazzanti. poi, come dicevamo prima, è arrivato jovanotti, ma il vero spartiacque è stato il pezzo “tocca qui” degli articolo 31. da quel momento storico tutto è cambiato e sono sorti un sacco di altri gruppi hip-hop che se ne fregavano delle tematiche sociali affossando di fatto il movimento delle posse. poi è successo che dj gruff e i suoi amichetti si sono messi a fumare un sacco di canne e hanno tirato fuori due album storici: “la rapadopa” e “sxm”. da quel momento in avanti si può dire che tutto si è un po’ appiattito, a parte poi qualcosa di ice one o il colle der fomento, perchè gli o.t.r. erano già un po’ in decadenza, senza naturalmente tralasciare frankie hi-nrg. c’è stato anche l’arrivo dell’hip-hop (con un sacco di virgolette) a san remo con i gemelli diversi (e quel vocoder su “ce l’hai un attimo per me” che cher se lo sogna.

insomma, a conti fatti erano tutti episodi plausibili e decenti ma comunque non ha portato innovazioni al genere. un po’ come avevano fatto i clouddead o prefuse73 dall’altra parte dell’oceano per interderci. ci sono altri due fenomeno che hanno tentato di portare innovazione al genere ma, praticamente, uscendo dal seminato: gli uochi toki e zona mc.

realtà forse un po’ di nicchia ma altre realtà sono poi sorte dai social network e, ciclicamente, esce un fenomeno nuovo. il primo è stato metal carter con “pagliaccio di ghiaccio” ma che non ha avuto il successo mediatico del suo successore spitty cash, con quel pezzone seminale che era “difficoltà nel ghetto” in cui il nostro cerca di ripotare l’hip hop alle origini portando a galla gravi difficoltà del tenore di vita nel ghetto di lucrezia (frazione di fano). un altro eroe è stato trucebaldazzi con quel pezzo contro il sistema scolastico che non ha saputo aiutarlo (o forse lo ha fatto di proposito). questi ultimi esempi però erano visti più che altro come sparuti esempi di trash, mondezza fatta da degli sfigati (che poi comunque ci hanno fatto i soldi), esempi senza nessuna pretesa di serietà (presunta o no), tutto il contrario di quello fatto dai “grossi” nomi dell’hip-hop italiano: tipo il nuovo di clementino o il sempre verde dj gruff (inchino).

da qualche giorno in rete impazza il video di lil angel$, questo video qua https://www.youtube.com/watch?v=yFtFXEyCTMo

ma forse in pochi sanno che lil angel$ ha dietro di se un’invidiabile carriera e un album di ben 10 pezzi ascoltabile tutto in straming da qua http://soundcloud.com/lil-angel-2

cosa succede a questo punto? tutti ridono pensando di aver trovato il nuovo fenomeno trash, il nuovo spitty cash, cui il $ (dollaro) nel monicker è un chiaro omaggio, e invece no, è l’evoluzione dell’hip-hop.

il pezzo commerciale “estate” in cui il nostro lil angel$ tenta di conformarsi a quello che vuole la gente e portando in italia preconcetti sessisti tipici del hop-hop/r&b di stampo californiano che ci propinano su mtv, in cui spicca la frase “i don’t love, just fuck”, che mai prima erano stati affrontati da nessun altro esponente italiano del genere musicale, l’ultimo pezzo di fabri fibra è uscito praticamente in contemporanea ma non c’è nessun’altro precedente storico.

questo, dicevo, è il pezzo più recente, con un invidiabile video in cui tutti aspettano l’estate per divertirsi, ma i pezzi postati su soundcloud risalgono a 3 mesi fa dimostrano una certa sensibilità a tematiche sociali meno superficiali.

che dire del pezzo “i negozi” in cui il rapper, di origine sconosciuta ma abitante a san donà di piave, se la prende col consumismo prendendosela con l’enorme quantità di negozi in cui sembra che la gente vada a fare shopping solo per divertimento alla ricerca di capi firmati, e sprona la gente a comprare “quello che capita viene paragonata alla persona che pensa solo alla vita” elevando la persona che compra vestiti al mercato o nei grandi magazzini rispetto agli appassionati di moda. in questo in realtà poi invece si contraddice vedendo come è vestito nel video di “estate”. un personaggio controverso quindi.

nel suo altro pezzo “forza” affronta l’argomento di quelli che parlano male (come se la lirica “faccio musica fino a quando ti scoppia il cervello” sia parlare bene) degli altri e si credono superiori. e anche questo in fondo tocca la troppa settorialità del mondo hip-hip, quasi come i metallari.

l’altro pezzo da segnalare è “me ne frego”, con un intro epic-metal con accenni morriconiami mai osati prima in nessun pezzo hip hop, che già dal titolo sconvolge tutti i dettami del rap militante di sinistra usando uno slogan di destra. avantissimo come concetto.

zona mc, nel suo ultimo lavoro, nella terza traccia si chiedeva quasi lamentandosi “ma lo vogliamo cambiare o no questo hip hop?”, tentativo quasi fiacco di rappare su basi break-core. la è lil angel$.

anche le liriche senza metrica ne flow di napo nel progetto uochi toki non è nulla in confronto ai controtempi e alle sincopi lil angel$.

ascoltate bene le canzoni e le liriche, lil angel$ se ne fotte di tutto e arriva al dunque, e per questo sacrifica la metrica, forza le rime (forse sarebbe l’unico in grado di trovare la rima a fegato), ignora il beat e anche la grammatica. è avantissimo come concetto. come john cage che faceva suonare la sua orchestra di archi dentro gli elicotteri o il futurista intona rumori.

è il passo successivo all’evoluzione dell’hip hop.

ci avevano provato in passato col primo pezzo crossover degli aerosmith insieme ai run dmc, o guru & the jazzmatazz mischiante l’hip hop alle sonorità jazz, o tutte le cose di casa anticon.

j-ax in un pezzo di quell’albumone che è “messa di vespiri” ad un certo punto dice “e se c’è gente che la mia merda, io la chiamo arte”. ora cercate voi la risposta

 

 

 

 

 

 

 


by gecco at 19 July, 2011 02:09 PM

05 July, 2011

Carlo Minucci

gecco

le mie conoscenze altolocate mi hanno permesso di fare un giro nel backstage di ferrara sotto le stelle, ecco cosa succede in quell’area in cui pochissimi fidati possono entrare e che, dai più, viene mitizzata.

dopo un sommario controllo del braccialetto, rigorosamente viole in quanto colore preferito da j mascis, si può entrare, tramite una cancellata, nel backstage. una volta dentro… nulla, non succede nulla

niente festini a base di alcol e droga, niente rockstar che spaccano i mobili, niente groupie disinibite, niente eccessi, niente di tutto quello che potremo immaginarci.

solo dei tavoli in cui gente disinteressata conversa e beve ammazzando il tempo. poche birre ma invece acqua, coca cola, gatorage, succo di mela e cestini di frutta. niente di quello che uno si aspetterebbe.

puoi bere e mangiare ma solo per il gusto perchè è a scrocco e dopo il primo approcio basato sulla titubanza in quanto capitato in un luogo “proibito” ai più, diventa tutto normale e anzi, quasi noioso.

ti aggiri in questo giardinetto in cui si aggirano tranquilli anche parte dei dinosaur jr (lou barlow è scappato, presumibilmente in albergo, praticamente subito) e cerchi subito dov’è il bagno, vedi in fila al bagno un tizio presumibilmente della security e il cantante dei verdena. dal cesso poi esce il batterista dei verdena ed entra il cantante. io a quel punto mi sono messo a scherzare col tizio della security: “ci vuole ancora tanto?” e giù risate immotivate. esce coso dei verdena che viene subito accusato di aver fatto la cacca, e giù altre risate, vagamente immotivate. poi niente, si fa la pipì.

e poi mi sono preso una coca dal frigo, ma con fare titubante in quanto ancora un po’ rispettoso del luogo. e poi, tutti insieme, siamo andati a trovare j, seduto al buio in un divanetto in fondo al containter/camerino sul cui tavolo capeggiavano solo dei succhi di frutta, dei mirtilli, una scatola di cereali e poco altro. nel frigorifero solo acqua, altro succo di frutta. j in un angolo a parlare col mio contatto altolocato che esordisce con un “thank you for the ticket j” che per risposta riceve solo un “hhmhh”.

mi trovo al cospetto di questa celebrità e colonna portante di un certo tipo di musica e mi sento più che altro a disagio. mi sembra di disturbarlo. rimango un altro paio di minuti e me ne vado perchè mi sembra di disturbare.

c’è anche un container con dentro gente seduta davanti al computer, forse giornalisti, ma parlano tra di loro e non si guardano il concerto, forse non gli interessano i verdena. ma su un foglio attaccato al muro c’è scritta la password del wifi di ferrara sotto le stelle

nel frattempo fuori c’è murph che girovaga solitario senza venir cagato da nessuno, io tra l’altro non saprei cosa dirgli, ma è l’unico che poi sale di fianco al palco a vedersi i verdena. e mentre sale noto una rampa che porta direttamente dietro la batteria sul palco. il mio pass (passo col pass) mi permetterà di andarci oppure no? io ci provo

ed eccomi praticamente dietro le enormi spie alle spalle del batterista e ai lati gente premuta contro le transenne che fanno finger point e cantano a squarciagola i pezzi. un mare di gente, praticamente tutta piazza castello piena. murph non si vede più, scendo e i miei amici mi fanno vedere le foto con j. a me è sufficente che mi abbia fatto feel the pain e, dato che ci sono, mi prendo un gatorade dal frigo, tanto è gratis e nessuno mi dice niente. mi viene fame e mi prendo anche una mela. ci sono dei poster, sono brutti ma ne prendo uno lo stesso. l’imperativo è scroccare tutto grazie al mio braccialetto viola.

oramai s’è fatto tardi, devo, è meglio che vada. mi separano un paio di ore di autostrada dal mio letto. un giro a recuperare tutto, si esce dal backstage che ancora i verdena stanno suonando e proprio a quel punto riconosciamo, io e chi so io, subito il riff iniziale di valvonauta e ci fiondiamo in mezzo al pubblico a cantarlo tutto che quelle “e” apertissime sono irresistibili.

morale della favola: i backstage sono noioso, puoi bullarti per il fatto di poterci entrare ma oltre allo scroccare da bere e poter parlare coi musicisti, non succede nulla…


by gecco at 05 July, 2011 06:45 AM

gecco

venerdì scorso mi sono ritrovato, senza scendere nei particolari, al concerto di vinicio capossela al cateraduno. ecco le mie impressioni

c’era un sacco di gente e la piazza era gremita, ma ho avuto l’impressione che siano stati fan e non solo ascoltatori occasionali di un evento gratuito

ma veniamo al dunque: vinicio capossela a me non piace, fa musica che non m’interessa seguire ed è anche un diffusore inconsapevole di un genere che ha infestato il dopocena universitario dell’entroterra marchigiano, col pezzo famoso a cui tutti associano vinicio capossela e si aspettano tutti live (come se fossero ancora in vita i nirvana non suonassero smell like teen spirit). ho un po’ di antipatia per quel genere e per quella regione per fatti legati ad alcuni salvataggio cancellati di zelda sul mio wii.

ma assistere a questo evento da un punto di vista totalmente indifferente ho trovato alcuni legami con cose a me consone:

* un pezzo con lui al piano sembrava una di quelle ballate di nick cave nell’era pre-grinderman (non che io abbia mai ascoltato i grindermen, e adesso nemmeno ho voglia di farlo, però mi andava di citarlo per dare sfoggio della mia cultura).

* e che dire del pupazzone di polifemo  che ogni tanto si aggirava sul palco? era un chiaro rimando a eddy durante i live degli iron maiden

* ma c’è stato anche il botto di coriandoli, uguali uguali a quelli abusati da wayne coyne durante i suoi live

 

detto ciò, non ho intenzione di diventare un ascoltatore di vinicio capossela, ne mi metterò a sparlare del pubblico


by gecco at 05 July, 2011 06:12 AM

13 May, 2011

Carlo Minucci

gecco

su rockit.it, sappiamo più o meno tutti, spesso mettono dei dischi da ascoltare in streaming, spesso in anteprima rispetto all’uscita del disco. questa è cosa buona e giusta, ma ho scoperto un modo per scaricarsi i file mp3 così da poterseli metterli anche nell’ipod, senza dover ascoltare quel determinato album in streaming.

trovare i file è semplice, prendendo come esempio l’album Legna dei Gazebo Penguins (che è comunque disponibile scaricarsi dal loro sito ufficiale), diamo un occhio al codice html.

il trucco sta nel trovare la stringa passata al lettore flash, esattamente questa riga javascript qua:

var so = new SWFObject(‘/mediaplayer/mp3player.swf?file=%2Fmediaplayer%2Frockit_pl.php%3Fx%3Da16253′,’mpl’,’240′,’22′,’9′);

come è facilmente intuibile il valore di file è un url encondato con i corrispondeti valori ascii per le slash, per il punto interrogativo e per l’uguale.

%2F corrisponde a /

%3F corrisponde a ?

%3D corrisponde a =

detto questo basta convertire quell’url e come risultato abbiamo:

/mediaplayer/rockit_pl.php?x=a16253

da qua è facile, abbiamo lo script rockit_pl.php che, probabilmente, richiamare dal database l’id col valore 16253 e poi ne genera un file xml formattato in maniera opportuna da passare al player in flash. la x è un nome di variabile che viene passata allo script in php, mentre la a prima del numero ignoro cosa sia ma, in fondo, non ci interessa.

aggiungendo prima dell’url il soffisso del dominio di rockit, ci viene restituito un comodo file xml e, aprendolo con un editor di testo qualsiasi, vediamo che sono disponibili tutti i link ai file mp3 e, quindi, disponibili al download.

il formato dei file magari è scomodo perchè, scaricandoli a mano, avremo tanti file chiamati play.mp3, ma questo ci interessa a poco.

salta subito all’occhio, almeno a me, che il numeretto passato allo script php è uguale a quello che compare nell’url della pagina con lo streaming, quindi basta prendere il numeretto da qualsiasi altra pagina con lo streaming, sostituirlo, e otteniamo il file xml.

ora capisco che tutto questo giro di roba è scomodo e complicato quindi ho preparato questo semplice script in bash, quindi funzionante solo con linux (o al massimo anche con macosx ma ha bisogno di wget che bisogna installare tramite i macports). ecco il codice:

echo "wget -O /tmp/xml.tmp http://www.rockit.it/mediaplayer/rockit_pl.php?x=" | tr '\n' 'a' > /tmp/rockit.xml && echo "http://www.rockit.it/album/16253/gazebo-penguins-legna" | cut -d "/" -f 5 >> /tmp/rockit.xml ; sh /tmp/rockit.xml ; cat /tmp/xml.tmp | egrep 'title>[0-9]|url' | sed 's/ /_/g' | sed "s/'//g" | sed 's/<title>/wget -O /' | sed 's/<\/title>/.mp3/' | sed 's/\n//' | sed 's/\" \/>//' | sed 's/<media:content\_url\=\"/"/' | sed 's/\"\_\/>/";/' | tr '\n' ' ' > /tmp/download.mp3 ; sh /tmp/download.mp3

è tutto in una riga solo perchè volevo provare a fare il bullo ma non ci sono riuscito del tutto.

questo script ha bisogno dell’url della pagina dello streaming da cui estrapola il file xml, parsa gli url, e salva gli mp3 col nome giusto nella directory in cui si lancia lo script.

avrei voluto farlo in php per renderlo più agevole ma tutti i miei host non permettono la fopen() al di fuori dell’host per cui non so come aprire il file xml. poi con uno script in bash lo lancio e posso dimenticarmi che sta runnando fino alla fine del download.

tutto qua


by gecco at 13 May, 2011 09:42 AM

28 April, 2011

Carlo Minucci

ssh2 terminal

Uso Google Chrome sempre con più piacere. Oramai, quasi, uso solamente le webapp disponibili nel Google Web Store, in cui c’è disponibile più o meno tutto di quello di cui ho bisogno, ma sentivo una grossa mancanza: un terminale ssh per connettermi da remoto ai miei server.

Dentro il webstore proprio non c’è una webapp del genere quindi, seguendo il motto chi fa da se fa per tre, me la sono fatta da solo.

E’ disponibile da qui.

Per farlo ho usato un terminale ssh scritto in java e rilasciato sotto GPL: jcterm.

L’icona l’ho presa su openclipart.

UPDATE: c’è anche un mio precedente articolo che illustra, per sommi capi, come fare una webapp: qui


by gecco at 28 April, 2011 07:12 AM

27 April, 2011

Carlo Minucci

gecco

sono appena tornato dal cinema dove ho visto habemus papam di nanni moretti. bello, brutto, si, no, non sa/non risponde… oltre al fenomeno dei seminaristi al cinema, non mi era mai capitato, oltre all’oramai andato moretti dei tempi d’oro (sempre comunque meglio rispetto alla stanza del figlio), oltre al ritratto dell’umanità del papa, oltre al punto dell’oceania, oltre ai canoni morettiani maturi, oltre alla coca cola annacquata… vorrei soffermarmi su un altro argomento scottante…

vorrei soffermarmi sul fattore religioso della cosa, ma da un altro punto di vista: i testimoni di geova.

l’opera del testimone di geova differisce poco dal tizio che tenta di venderti il folletto. quello che vuole fare il testimone di geova, in pratica, è convertirti. il che può dar fastidio come concetto, ma questo non vuol dire che debbano usare un processo di conversione fastidioso.

se io, ipoteticamente testimone di geova, voglio convertire un cristiano o un ateo, non gli vado a suonare a casa la domenica mattina per due semplici motivi: 1) se sono ateo, la domenica mattina sono solito dormire fino a tardi quindi disturbi, anche se sono sveglio; 2) se sono cristiano la domenica mattina sono a messa quindi citofoni inutilmente.

potremo anche tirare in causa il risparmio energetico: milioni di campanelli suonati inutilmente la domenica mattina, altro che lo stand by delle tv.

io d’altronde non ho mai citofonato a casa di sconosciuti dicendo “oh, se vuoi ti installo linux gratuitamente”.

ognuno è libero di diffondere le proprie idee: le scie chimiche, elvis vive, l’autopsia aliena, la torre di guarda, quello che volete… ma c’è modo e modo


by gecco at 27 April, 2011 09:41 PM

11 April, 2011

Carlo Minucci

record store day

sottotitolo: il feticismo/fanatismo mi costringe a comprare 4 copie distinte dello stesso disco

la ristampa su vinile, la prima edizione ancora sigillata, la versione su cd, la prima edizione aperta

come ogni anno, anche quest’anno si svolge il record store day. in quanto fanatico dei dischi mi sento in obbligo di scriverne (in realtà mi hanno quasi obbligato :) )

potrei parlare della crisi della vendita di dischi, tornando sul discorso già trattato del fatto che preferisco avere in mano un qualcosa e non semplici file nel computer, ma non ne ho voglia, e sarei anche rindondante

invece mi va di parlare dei 5 negozi di dischi che hanno contribuito alla mia cultura. in ordine sparso. (ce ne sarebbe un sesto ma lo evito perchè comunque ha sempre avuto robaccia)

il primo negozio, a fano, con cui ho avuto modo di rapportarmi è stato il cdischi & soda che se andate oltre al bruttissimo nome ha avuto, in passato, buone proposte (del settore di musica che interessa a me) in cui ho comprato svariati vinili dei sonic youth (tra cui anche questo). parlo di una decina di anni fa, ora non so, mi capita di rado di passarci e dare uno sguardo alla vetrina.

poi, nelle mie trasferte in autobus fino a pesaro, c’erano due negozi famosi: il cd drome e il quasar.

del quasar ricordo che quando entravo c’era sempre, sparato a volume sostenuto, dei gran dischi (suonati rigorosamente su vinile) di elettronica, quella che poi scoprii molti anni dopo perchè per me allora c’erano ancora solo le chitarre (stiamo parlando ancora degli anni 90). il negozietto era piccolo ma la scelta di titoli era ampia e abbastanza ricercata (anche se li ho comprato il peggio disco di moby che ancora aborro). era gestito anche da uno che ora è diventato il mio batterista nella nuova band pesarese che farà il botto subito dopo l’estate. un giorno, andandoci, mi sono trovato la vetrina con solo dischi di paul chain… mesi dopo ha chiuso… non so se le due cose sono correlate.

il realtà l’altro, il cd drome, lo ricordo bene solo nel periodo in cui aveva provato ad aprire un pub con concerti annessi all’interno del negozio, pub e negozio di dischi nello stesso stanzone. per un po’ ha funzionato con anche nomi grossi tra i concerti, solo che poi la sera durante i concerti non ti vendevano i dischi ma solo da bere. dopo un po’ ha dovuto chiudere anche questo.

nel frattempo a fano aveva aperto un altro negoziosi chiamava demo. era minuscolo come negozio ma aveva dei gran dischi. è proprio qua che ho trovato i dischi dei flaming lips. (non come quell’altro negozio,che non mi va di nominare, in cui sono entrato, ho chiesto “hai qualcosa dei flaming lips?” e lui mi ha passato un album dei flaming groove e poi, palesemente titubante, ha detto “ehm… è… è una raccolta”, “a va bene grazie” sono uscito e non ci sono più tornato). il gestore era simpatico e ne sapeva ed è intorno a questo negozio che ruotavano i volti noti dei rocker fanesi.

nello stesso periodo, credo, aveva anche aperto un nuovo negozio di dischi a pesaro: il plastic. ora potrei tesserne le lodi fino domattina (sperando in un aumento :) ) in quanto saltuariamente ci lavoricchio anche io ma, effettivamente, è un gran negozio, c’ha un sacco di gran roba, il titolare ne sa a pacchi di dischi su qualsiasi cosa gli chiedi. è praticamente il meglio che è rimasto e spesso viene gente fino da ancora o da rimini a comprare roba, o altri turisti che capitano li coi lacrimoni perchè, dicono, dalle loro parti non ci sono negozi del genere. (tra l’altro sabato, appunto per il record store day, faremo sconti e omaggi)

ok, scandagliati sommariamente i negozi di dischi che ho frequentato, voglio ora parlare di un altro problema, uno dei problemi che affligge gli avventori di negozi di dischi: il mettersi a scartabellare dentro i negozi, passare i dischi a uno a uno, guardarseli tutti e vedere se trova qualcosa di interessante.

ecco, in quanto praticamente passato (sepper saltuariamente) dall’altro lato, non faccio praticamente più questa cosa. io son li, con mirko, quando arrivano i pacchi coi dischi nuovi, lo apro e dico “ah, questo interessa a me”, stessa cosa coi vinili usati, oppure gli dico “oh ordiniamo questo per me”, senza considerare il fatto che ho il privilegio di pagarli meno.

ma mi manca un sacco entrare in negozi e parlare col gestore per chiedere consigli, guardare gli espositori alla ricerca di un titolo interessante (la gente chiede consiglio a me e gli espositori li riempo io).

come quella volta che sono stato 2 giorni a londra (ospite di gente degna) e ho praticamente passato 2 giorni dentro i negozi di dischi londinesi (manco ho visto il big ben… per dire) o come da hmv a tokyo o quello o tower records di new york (che poi in realtà appena siamo arrivatici davanti abbiamo scoperto che aveva tipo fallito)

sarò forse all’antica, ho comperato degli album tramite servizi online ma non me li sono mai goduti pienamente. ho ricomprato gli stessi titoli su cd e me li sono gustati meglio. niente cagate tipo “l’mp3 degrada la qualità audio” o cose simili, è proprio un feticismo verso l’oggetto disco/cd/cassetta.

ecco dunque, per bullismo, le foto della mia collezione di dischi http://www.flickr.com/photos/gecco/sets/72157626272562343/


by gecco at 11 April, 2011 09:21 AM

21 March, 2011

Carlo Minucci

gecco

quest’oggi vi parlerò di come bloccare facebook in una rete dietro smoothwall.

smoothwall è una distro linux che fa sia da firewall che da proxy. se vuoi aggiungete il dominio facebook.com ai domini da bloccare, il filtro è facilmente aggirabile mettendo all’inizio dell’url https invece del normale http. questo succede perchè il proxy non riesce a leggere gli url https, visto che sono criptati. l’unica soluzione che ho trovato è intervenire sulle voci dns: ovvero far corrispondere a facebook.com un altro indirizzo ip, nel mio caso l’ip della pagina della intranet interna.

ovviamente dovrete, in questo caso, fa funzionare smoothwall anche come server dns e impostare in tutti i client l’ip di smoothwall come dns. o in alternativa aggiungere a smoothwall una regola di iptables che richiama a se tutte le richieste dns.

e fino a qua ok, ma come automatizzare il processo ipotizzando che, per esempio, voglia bloccare facebook solo il mattino?

basta un semplice script messo nel crontab. la documentazione di smoothwall a riguardo non ne ho trovata, per cui ho dovuto fare un po’ di reverse e il risultato è questo:

#!/bin/bash

cp /var/smoothwall/urlfilter/blacklists/custom/blocked/domains.mattino /var/smoothwall/urlfilter/blacklists/custom/blocked/domains

killall -HUP squid

cp -f /var/smoothwall/hosts/config.facebook /var/smoothwall/hosts/config

cp -f /var/smoothwall/hosts/hosts.facebook /var/smoothwall/hosts/hosts

killall -HUP dnsmasq

e:

#!/bin/bash

cp /var/smoothwall/urlfilter/blacklists/custom/blocked/domains.pomeriggio /var/smoothwall/urlfilter/blacklists/custom/blocked/domains

killall -HUP squid

cp -f /var/smoothwall/hosts/config.normale /var/smoothwall/hosts/config

cp -f /var/smoothwall/hosts/hosts.normale /var/smoothwall/hosts/hosts

killall -HUP dnsmasq

il file config.facebook ha questa formattazione qua:

192.168.1.3,server,on,

192.168.1.3,facebook.com,on,

mentre dentro hosts.facebook

127.0.0.1 localhost

192.168.1.3 facebook.com

192.168.1.3 www www.facebook.com

basta fare due script, creare i file appositi nelle due dir, e aggiungere gli script al crontab.

e il gioco è fatto


by gecco at 21 March, 2011 11:40 AM

04 February, 2011

Carlo Minucci

gecco

presto cambierò casa, tutti i dettagli al più presto, e prima del trasloco ho pensato bene di far partire la macchina burocratica per avere una nuova adsl.

tralascio le avventure per il passaggio della mia attuale adsl al nuovo indirizzo che mi hanno portato a optare per la disdetta e passaggio a nuovo operatore viste le lungaggini e le vaghezze riscontrate nei ticket aperti.

comunque, la prima cosa da fare è controllare la copertura, più o meno tutti i provider hanno, nel proprio sito, una casellina dove inserire il tuo numero di telefono o di un tuo vicino (nel caso tu non abbia ancora il telefono e nel caso non lo voglia nemmeno, come nel mio caso) per vedere se in quella zona è raggiungibile. mi sembra semplice come processo.

ok, sono sfigato e tutti gli operatori  che ho provato ( fastweb, alice, cheapnet e ngi) danno che non è disponibile.

tutti tranne alice, alice è l’unica che dice che la mia zona è raggiunta.

il punto a cui voglio arrivare, a parte i discorsi sul digital divide, è che perchè ngi usa il servizio di telecom, questo, per vedere la disponibilità della linea e da esito negativo mentre alice, che è sempre di telecom, da esito positivo? c’è qualcosa che non torna, puzza un po’…


by gecco at 04 February, 2011 09:11 AM

gecco

sapete tutti del mio server pdc fatto con debian e samba che, tra l’altro, vavavuma.

sapete anche che sono un po’ pigro e, mentre configuravo il tutto, non ho avuto voglia di implementare ldap, il coso centralizzato per gestire gli utenti in maniera più performante e rapida.

tant’è che, per funzionare, samba ha bisogno che ci sia un determinato utente sia come utente linux che come utente samba (ldap viene usato per evitare questo, a cui possono attacarsi una marea di altre cose) e quindi, ogni volta che si aggiunge un utente bisogna aggiungerlo a mano su linux e su samba, con due comandi diversi: per un totale di 4, dico 4, inserimento di password (perchè come è noto tu inserisci la password e te la richiede per conferma). se è solo un utente va bene, ma quando devi immettere in maniera seriale, per dire, decine di utente comincia a essere un po’ una rottura, per cui ho fatto questo comodo script:

#!/bin/bash

while :

do

clear

echo “[Menu]“

echo “[n] nuovo utente”

echo “[c] nuovo utente per classe”

echo “[e] esci”

read scelta

clear

if [ "$scelta" == 'n' ]; then

echo “Username:”

read username

echo “Password:”

read password

useradd -d /dev/null -s /dev/null -p $password $username

echo -ne “$password\n$password\n” | smbpasswd -a -s $username

echo “Classe:”

read classe

mkdir /home/dati/studenti/$classe

mkdir /home/dati/studenti/$classe/$username

chown $username /home/dati/studenti/$classe/$username

chgrp $username /home/dati/studenti/$classe/$username

chmod 700 /home/dati/studenti/$classe/$username

elif [ "$scelta" == 'c' ]; then

echo “Username:”

read username

echo “Password:”

read password

useradd -d /dev/null -s /dev/null -p $password $username

echo -ne “$password\n$password\n” | smbpasswd -a -s $username

mkdir /home/dati/studenti/$username

chown $username /home/dati/studenti/$username

chgrp $username /home/dati/studenti/$username

chmod 700 /home/dati/studenti/$username

elif [ "$scelta" == 'e' ]; then

exit

fi

done

ovviamente è valido solo per il mio sistema visti i percorsi delle home degli utenti

ora la cosa da notare è la creazione dell’utente del sistema il quale richiede, ad useradd il passaggio della password già cryptata. ecco, sono stato una mattina intera a cercare di capire come venisse cryptata, ho trovato anche il comando per cryptarla usando l’hash giusto ma, rimane ancora un mistero, non ho capito come mai non corrispondesse a quella dentro /etc/shadow ma ho notato, per puro caso, che l’importante è che venga impostata nella maniera giusta quando si aggiunge l’utente a samba.

visto che comunque poi gli utenti di sistema non hanno la home e la shell impostata su /dev/null ho detto “chissenefrega, m’interessa solo di samba”

un altro “problema” è che la password, quando la inserisci, viene comunque visualizzata sul monitor e non ci sono gli asterischi, e anche in questo caso “chissenefrega”. anzi, è una feature visto che hai il riscontro visivo di averla inserita in maniera corretta, invece di doverla inserirla una seconda volta per conferma

quindi questo script funziona ma non in maniera impeccabile, diciamo che è un hack :)

 


by gecco at 04 February, 2011 07:31 AM

29 January, 2011

Carlo Minucci

gecco

avevo bisogno di un modo per trovare tutti gli ip attivi (ovvero i computer accesi) nella mia lan, così giusto per sapere quali sono i computer che lasciano accesi alla fine della giornata, ma anche durante.

vabbè, non è che ne avessi proprio bisogno assolutamente, ma giusto per poter dire che posso farlo.

cercando su internet ho trovato due possibilità: o usare il paccheto arp-scan, oppure nmap

la sintassi di arp-scan è semplice, tipo basta arp-scan -l, ma per rifinire meglio l’output ho fatto così:

arp-scan -l | grep 192 | awk {‘print $1′}

mentre per nmap:

nmap -sP 192.168.1.0/24 | grep “to be up” | awk {‘print $2′}

il risultato è praticamente identico solo che nmap è molto più accurato e mi printa anche degli host che per arp-scan non esistono (sono degli access point configurati come bridge per i ponti radio, quindi forse è quello il problema)

e ora vediamo i test di performance a confronto:

time arp-scan -l | grep 192 | awk {‘print $1′} | wc -l

26
real    0m1.659s

 

e con nmap:

time nmap -sP 192.168.1.0/24 | grep “to be up” | awk {‘print $2′} | wc -l

32
real    0m27.390s

 

come si può evincere nmap è più lento ma riconosce praticamente tutti gli host attivi.

a me la velocità non è che interessi granchè, visto che comunque lancio lo script dal crontab ogni 10 minuti. sacrifico un po’ di tempo per avere risultati più completi.


by gecco at 29 January, 2011 10:13 AM

28 January, 2011

Carlo Minucci

gecco

terza data del tour, e mio secondo giorno al loro seguito in qualità di apritore di concerti altrui. la mia performance è stata ok un bel po’, a presto un video inutile a confermare quanto detto, la gente ha risposto bene alla cover ma, comunque, arriviamo al dunque.

ieri sera gli x-mary erano molto più carichi rispetto alla sera prima, anche il pubblico ha risposto meglio, o almeno questo è quello che mi è parso osservando le prime file. vedendoli ieri sera direi che non hanno perso affatto il loro smalto.

pezzoni (noi cantiam, la mattina a colazione) a ripetizione coi coretti e risate. si, risate, quando passi una giornata con gli x-mary non puoi farne a meno finchè non scopri la verità, i fatti sconcertanti della suburbia di provincia che stanno dietro ad un testo apparentemente senza senso. tanto che ci si potrebbe infilarci anche un pezzo di gioacchino turù.


by gecco at 28 January, 2011 07:38 AM

27 January, 2011

Carlo Minucci

gecco

ieri sera ho visto gli x-mary, nota band che non ha bisogno di presentazione e che comunque basta googlare un attimo e io non ho voglia di metterci i link… dicevo, ho visto gli x-mary nella seconda data di un loro piccolo tour di una settimana in giro per l’italia.

suonano diversi da una volta, e anche il pubblico è diverso. e dire “una volta” fa ridere perchè al massimo è 4 anni fa circa.

ricordo una loro esibizione epica ad una passata edizione del tafuzzy day (non ricordo l’anno e mi scoccia cercarlo) dove c’era tutta la gente ammassata sotto il palco a fare finger point e a cantare a squarciagola tutti i pezzi, e tutti sapevano tutti i pezzi.

ma si, era un po’ il periodo della scoperta, del boom degli x-mary, periodo in cui qualcuno trova qualcosa di nuovo, gli piace, si esalta, e allora continua ai informarsi su quella data cosa.

era anche diverso perchè le canzoni erano molto più pop, una sorta di luca carboni da centro sociale (tant’è che ieri hanno pure fatto una cover di carboni).

ora gli x-mary sembrano più votati verso l’hardcore, prendendo più l’aspetto centro sociale e meno l’aspetto luca carboni (e anche valerio scanu messo qua dentro così, tanto per attirare lettori). sembra che ora abbiano meno tempo di dedicarsi al preparare canzoni nuove. tant’è che sull’album nuovo c’è chiaramente scritto che è tutto improvvisato e registrato in studio senza sovraincisioni.

il tutto funziona benissimo anche così (il mio pezzo preferito è quello che parla della violenza) ma manca un po’ in coinvolgimento da parte del pubblico che, in passato, cantava i pezzi in preda a spasmi e fanatismo per la forma-canzone pop. o forse il pubblico è meno preparato rispetto ad una volta e i vecchi classici non vengono riproposti tutti.

concerto bello carico ma rimpiangendo un po’ il passato in cui non eri l’unico a cantare i pezzi a squarciagola

 

una volta avevo letto l’introduzione a non so quale fumetto, o forse invece era proprio un racconto a parte e che in questo momento mi trovo a circa 15 km di distanza dallo scaffale in cui c’è il libro e/o fumetto in questione quindi non se ne parla di andare a vedere cosa fosse… dicevo… in questo coso  c’era la storiella di due che vanno a vedere, di ivan graziani se non sbaglio, e la tipa si lamenta dei nuovi arrangiamenti dei pezzi, il tipo gli domanda tipo “ma sei venuta per ascoltare la musica o per cantare le canzoni?” e la tipa, un po’ indispettita, risponde “per cantare le canzoni, è ovvio” .

ecco… più o meno il pensiero è quello

 

bhe comunque cibbe stasera al macondo a senigallia


by gecco at 27 January, 2011 12:42 PM

10 January, 2011

Carlo Minucci

gecco

ieri ho visto tron. ok.

nel pomeriggio poi mi ero rivisto il primo che, nel frattempo, mi ero in parte dimenticatoio.

il film mi è piaciucchiato, forse tra il piaciucchiato e il piaciuto. ci sono vecchi personaggi che ritornato, piccolezze da nerd, inseguimenti con macchinette futuristiche e tutta quella grafica minimale e pulita col nero e le righette colorate è fighissima.

ma il 3d… a parte la mia solita pantomima contro le sale che si ostinano a dare i film in 3d senza averci un impianto adeguato, ma di 3d in questo film ce n’è poco (tanto che nella parte iniziale viene dichiarato apertamente che ci sono scene in 2d ma di tenere lo stesso gli occhialini che in realtà infastidiscono e basta). io, nel 2011 e dopo 10,50 euro di biglietto, voglio un film col 3d dove il 3d viene pompato. come avatar insomma. non voglio un 3d fatto un po’ a tirar via (o se vuoi fallo ma non voglio pagare il supplemento 3d). 10,50 euro per il cinema è troppo.

la storia è il continuo del primo film e dentro ci sono ovviamente dei rimandi al vecchi: il bit appoggiato sopra il camino, la locandina di blackhole nella stanza di lui da piccolo, la vecchia sala giochi. oppure robe da nerd come i nomi dei tizi del gioco dei dischi oppure il tizio che scrive comandi linux sul terminale del suo encom os 12. però qualcosa di più non avrebbe guastato.

tra l’altro non ho ben capito perchè tron, nel frattempo, è diventato cattivo e cosa succede dopo che casca nell’acqua e torna buono, mi aspettavo che riemergesse per andare ad aiutare i tizi in fuga.

e poi ci sono i daft punk che fanno i dj nel bar di quello che io pensavo fosse david bowie e invece, secondo quanto dice imdb, pare non sia lui. che per il resto della colonna sonora non sembrano i daft punk ma invece, ascoltando meglio, lo sono eccome anche se un po’ diversi.


by gecco at 10 January, 2011 12:33 PM

04 January, 2011

Carlo Minucci

tuttoqui

Ho appena finito di leggere Tutto Qui, la storia dei Massimo Volume ed è uno dei libri più belli che abbia letto dalla lettura della biografia di Richard Stallman fino ad oggi.

E’ bellissimo, si ripercorrono tutti passi dei Massimo Volume dall’inizio a oggi, ma direttamente dalle loro bocche, senza interpretazioni intermedie di un biografo o simili (che di fatto Pomini ha semplicemente sbobinato tutte le registrazioni e rimesso insieme come un puzzle tutti i pezzi, tanto di cappello). C’è tutto dentro e rileggersi vecchi aneddoti su come sono nate certe canzoni, certi testi, certi passaggi… è bellissimo. Ed è bellissimo anche il fatto che non è che uno, nella mia persona, legge la biografia postuma (come per esempio ho fatto con quella dei Ramones, sempre per la Arcana, non conoscendo a fondo tutti i lavori). E’ un rileggere una storia vissuta sulla propria pelle (che tipo che i Massimo Volume li passava Radio Punto [se non erro] di Pesaro che il pomeriggio, nella stessa epoca, faceva una sorta di Planet Rock dei poveri ma comunque efficace) ma con un sacco di approfondimenti in più.

E’ pur vero che io non ho mai seguito attentamento tutti i cambi di formazione ma ero comunque conscio del trio base dei Massimo Volume (Mimì, Vittoria e Egle) che poi vabbè, uno si ascolta l’album ed è già bellissimo così anche senza appfrofondire i componenti. Che io tipo c’avevo tipo 17 anni o giù di lì e il vinile di Stanze l’avevo pagato 14000 lire (c’è ancora l’etichetta scritta a mano sopra). E me li ero visti anche svariate volte. A Fano, quando La Fuente era nel fior fiore dell’attività.

E leggere dei disaccordi interni, visti da più fonti diverse e a volte nemmeno combaciano le versione, oppure ognuno tira l’acqua al suo mulino, come è giusto che sia daltronde. E poi arriva il momento in cui tutti litigano tra di loro, smettono di parlarsi, di suonare, costretti a fare i baristi, cose così. Roba che per davvero io vado a prendere una pizza solo perchè la pizzeria si chiama Pizza Express (che poi se ben ricordo ce n’è una proprio vicino al vecchio Link a Bologna). E poi scopri che i personaggi esistono veramente: Leo, Rigoni che tiene banco, Alessandro che esiste davvero ed è quello descritto.

Poi, dicevo, arriva la parte del litigio della rottura, fraintendimenti, per anni e c’è questo gran finale in cui tutti ridiventano amici e sono contenti di suonare e contenti anche chi, ex componenti, in passato era rimasto male col gruppo.

Un po’ come Sebastian che vola sul Fortunadrago.

La stessa sensazione. Strappalacrime (di gioia). La reunion, e leggere 4 righe del libro e dire subito “io c’ero!”, a quel Frequenze Disturbate. Una pacca sulla spalla di Mimì nel secolo scorso e un pasto frugale offerto l’estate scorsa (tutto quel caldo) nel tavolino accanto ai Massimo Volume, tipo un piatto di pasta e una coca, mentre loro si abbuffano di pesce, aragoste e fiumi di vino. E vedere Ruben Camillas emozionato suonare insieme ad Egle (il quale poi è stato l’unico a capire la citazione di Valerio Scanu nel baretto vicino alla cucina di gnocchi fritti da Tizio).

Un sacco di roba che credo che ora mi toglierà un po’ il sonno…


by gecco at 04 January, 2011 11:50 PM

22 December, 2010

Carlo Minucci

gecco

nel posto dove lavoro ho messo in piedi un server samba visto che avevo bisogno di alcune cartelle condivise in rete acessibili solo da determinati utenti e un’altra accessibile e scrivibile da tutti, una cartella un po’ anarchica (che passa però sotto regole un po’ fasciste).

seguendo alcune guide di samba viene spiegato che per fare una cartella pubblica bisogna aggiungere un utente generico a samba e settarlo come utente guest, io ho fatto così:

[scambio]

comment = “cartella pubblica”

path = /home/utentesmb

read only = No

guest ok = Yes

deadtime = 1

delete veto files = yes

veto files = /*.exe/*.com/*.vbs/*.mp3/

bene, ora sorge un problema: se accedi tramite un client windows alla cartella pubblica funziona tutto regolarmente, ma quando poi successivamente accedi all’altra condivisione accessibile solo tramite user e password, windows se la prende a male e ti dice che sei già connesso a quel serve con un altro utente e ti consiglia prima di disconnetteri.

ok, come ragionamento ci sta anche, ma come si fa a disconnettersi? boh, l’unico modo che ho trovato è tramite il comando da dos:

net use * /delete /yes

che, di fatto, cancella tutti i collegamenti alle varie risorse condivise, a quel punto posso connettermi a quell’altra condivisione.

ora arriva il problema principale: quello che pigia i tasti che non sempre capisce, o vuole capie, il dover clickare su un file chiamato “disconnetti.exe” opportnunamente preparato e quindi, se vi leggete lo stralcio del mio file di conf di samba, ho trovato la voce:

deadtime = 1

che fa terminare la connessione dopo un minuti di inutilizzo.

in questo modo, seppur parzialmente, ho arginato il problema, ma se qualcuno, nei commenti, ha una soluzione più elegante e immediata ben venga :)

la direttiva delete veto files = yes dice che determinati file non possono essere scritti su quella determinata condivisione e con veto files = /*.exe/*.com/*.vbs/*.mp3/ si possono specificare le estensioni dei file.

inoltre tutti i file presenti nella condivisione pubblica vengono inesorabilmente cancellati tutti i giorni alle 14 (ho già in mente uno script per cancellare tutti i file più vecchi di un’ora)


by gecco at 22 December, 2010 10:46 AM

gecco

se qualcuno di voi segue le news informatiche avrà avuto notizia che presto google metterà in commercio dei netbook la cui caratteristica è avere all’interno il chrome os: ovvero un sistema operativo che, di fatto, fa partire solo google chrome dentro poi gireranno delle webapp: che altri non sono che dei siti web approntati come vere e proprie applicazioni (vedi google documents e simili).

in verità poi ho scoperto che le webapp sono divise in hosted app e local app, i cui nomi sono piuttosto eloquenti.

bene, per essere al passo coi tempi anche io ho fatto la mia prima webapp che è pronta e già disponibile nel google web store, che è una sorta di repository con tutte le webapp disponibili.

si tratta di italy gigs list: un calendario coi concerti in italia aggiornato più o meno frequentemente da me e da altre persone.

per fare una webapp hosted è semplicissimo, tutto documentato dentro il chrome web store. bisogna inanzitutto fare la webapp, e questa la fate un po’ come vi pare. poi vi preparate una cartella con dentro due file:

  • manifest.json
  • 128.png

128.png è semplicemente una png di 128×128 pixel, le linee guida dicono che deve avere uno sfondo trasparente e l’immagine vera essere di 96×96 pixel.

manifest.json è un file che definisce la webapp, quello che ho usato io per la mia webapp è:

{  ”name”: “Italy Gigs List”,

“description”: “An updated list of concert in Italy”,

“version”: “1″,

“icons”: { “128″: “128.png” },

“app”: {

“urls”: [      "http://minucci.net/concerti.html"    ],

“launch”: {      ”web_url”: “http://minucci.net/concerti.html”    }

}

}

e come vedete è talmente stupido che nemmeno ve lo spiego.

alla fine zippate la cartella e usate il form di upload.

aggiungete anche uno screenshot della webapp che non fa mai male.

alla fine google vi chiederà 5 dollari per registrarsi come developer che ci sta anche, non è un prezzo esoso, dovrete pagare con la carta di credito.

ovviamente tutte queste operazioni dovrete farle essendo loggati col vostro account gmail.

è tutto.


by gecco at 22 December, 2010 10:05 AM

09 December, 2010

Carlo Minucci

gecco

http://minucci.net/discobravo2010/ ecco il coso per votare anche i dischi di quest’anno

enjoy


by gecco at 09 December, 2010 03:11 PM

27 November, 2010

Carlo Minucci

26 November, 2010

Carlo Minucci

soggiorno / cucina

ecco altri esperimenti di posizionamento dei mobili


by gecco at 26 November, 2010 12:19 PM

22 November, 2010

Carlo Minucci

gecco

ho finalmente visto il film social network e quindi ora vi dirò cosa ne penso.

fa schifo!

ok, è la storia di facebook quindi, praticamente, ci coinvolge tutti ma mi chiedo cosa ci trovino gli americani nei film ambientati nei tribunali (o uffici degli avvocati che praticamente cambia poco)

il punto della questione è che se uno vuole vedere un film dove ci sono due che litigano si divertirebbe di più se questi due cominciano una sparatoria, si prendono a cazzotti o per lo meno a cazzotti.

in un aula di tribunale praticamente ci sono due che litigano, o che hanno li tigato, e che continuano a litigare davanti la legge per mezzo degli avvocati, ma devono rimanere seri e non possono insultarsi per non peggiorare la loro situazione (come il poliziotto bullo di recanati che se l’era preso con un ragazzino durante un concerto e, una volta davanti la caserma, minacciava il ragazzino dicendogli “toccami! dai toccami… poi finisci nella merda se solo ci provi”, e il ragazzino che ne sapeva a pacchi non poteva far altro che incassare) comunque dicevo… mark zuckejwrhwqurq inventa facebook, poi per una serie di eventi legati alle azioni dell’azienda si trova a litigare col suo vecchio amico che gli fa causa.

ok, in tutte le storie di successi informatici va sempre a finire così, ma vederlo in un film è estremamente noioso. è noioso uno che spiega le azioni legate ad un’azienda, è noioso vedere un’avvocato che ricostruisce i fatti, è noioso, capitelo.

ma il film comincia bene, c’è mark in un bar che discorre con una tizia, torna a casa e comincia a far danni al computer. e quel punto, per gente come me, è estremamente interessante perchè praticamente lui scarica tutte le foto delle tipe e spiega cosa sta facendo ma che sono, praticamente, cose vere. (a parte che i subs di italianshare ad un certo punto scrive “pearl” invece di “perl” e verso 1:05:06 i subs si bloccano e riprendono il minuto successivo, che poi oh, ok vi ringrazio per i subs ma basta pubblicità al vostro sito e basta scrivere i nomi di almeno 8 revisori se poi i subs hanno questi evidenti problemi)

è bello vedere la ricostruzione della vita del creatore di facebook al college, come poi ha creato tutto, e poi ha conosciuto il tizio di napster, e poi si trasferisce in california, e poi apre l’ufficio enorme. ma quando arrivano gli avvocati e le cause diventa di una noia mortale. come tutti i film ambientati nei tribunali… sul serio… fate basta

e ora prendete questo libro: bill gates, una biografia non autorizzata di riccardo staglianò. è un bellissimo libro, parla di bill gates dagli esordi ai quasi giorni nostro. parla di come ha creato il dos, poi windows e tutto il resto. dagli esordi degli anni 70 al college in avanti. ci sono in mezzo anche riferimenti tecnici e aneddoti vari. ma quando poi arriva a diventare la microsoft una grossa azienda cominciano a fioccare cause e stock option e da li in avanti il libro diventa mortalmente noioso: non ci sono più riferimenti all’informatica o agli aneddoti, solo azioni e cause. a quel punto poi ho smesso di leggerlo

e prendiamo anche quest’altro libro: la storia di youtube. questo è proprio il peggio, è narrato male, con balzi narrativi avanti e indietro nel tempo e con continui riferimenti alle azioni in borsa o cause con i detentori dei diritti. c’è veramente poco della nascita e della storia di youtube. ho interrotto la lettura a metà

e che dire dei nuovi film di star wars (episodio 1, 2 e 3 dico)? sappiamo tutti cosa c’è di sbagliato in questi film…

basta film nei tribunali! davvero, basta!


by gecco at 22 November, 2010 07:52 AM

18 November, 2010

Carlo Minucci

gecco

oggi, in barba a brunetta, siamo andati tutti insieme a dare un’occhiata alle mattonelle. in camera il parquet


by gecco at 18 November, 2010 04:41 PM

16 November, 2010

Carlo Minucci

gecco

guardate qua: http://goo.gl/maps/EIxf

prima non c’era niente… e invece adesso…

 


by gecco at 16 November, 2010 10:23 AM

03 November, 2010

Carlo Minucci

berlin calling

ultimamente sto ascoltando molto questi due album perchè mi piacciono un sacco.

il primo, degli underworld, che alcuni definiscono techno-power-pop, è un bel album da ascoltare in macchina mentre guidi, ti fa passare bene il viaggio mentre canticchi. tutti ci ricordiamo degli underworld per il pezzo nella colonna sonora del film trainspotting ma siamo un po’ lontani da quelle sonorità, non c’è più traccia di idm (fabio de luca all’epoca defini born slipping come il primo esperimento di techno intelligente) ma derive verso, come detto prima, il techno-power-pop – qualunque cosa esso sia ma che comunque come definizione ci azzecca proprio.

i pezzoni classici ci sono: sicuramente scribble, il cui video gira su youtube da parecchio prima rispetto all’uscita dell’album; poi c’è always loved e diamond jigsaw che sono, cecchettamente parlando, dei riempipista. between stars è uno dei pezzi un po’ più ammiccanti alle sonorità per ascoltatori distratti. chiude l’album louisiana, una ballata per pianoforte e voce smaccatamente pop, lontanissima dai prodromi dell’idm a cui ci avevano abituato gli underworld. quest’album non è ne rez ne born slipping ma rimane un ottimo album di canzonette da canticchiare e ballare.

discorso un po’ diverso per berlin calling, di cui tutti oramai avrete sentito parlare (via di google e pedalare per colmare le lacune). ascoltare l’album dopo aver visto il film di sicuro assicura un valore aggiunto, ma i pezzi funzionano comunque bene ma sono un po’ oscuri. c’è della dance, canzonette cassa dritta e via a ballare, ma è un tuttuno di brani che funzionano meglio al buio, magari nella cameretta di sera da soli. un po’ come era capitato con l’album degli xx. non è troppo solare e voglia di stare bene come l’album degli underworld anche se, per certi aspetti (tecnici forse) preferisco questo album a quello degli underworld (questo è un post dove metto a confronto i due album)

si sente un po’ la malinconia ma che comunque fa smuovere e ballare la gente, ballare un po’ più pacatamente ma forse meglio. forse con un pelo di sentimento (non so quale) in più

quindi, tra i due, vince dj ickarus :)


by gecco at 03 November, 2010 11:17 PM

02 November, 2010

Carlo Minucci

gecco

parliamo un po’ di tablet, anche se esistono da un sacco di tempo pare nessuno lo aveva mai concepito come ha fatto la apple con l’ipad, ma ecco arriviamo al punto.

ovviamente di tablet non c’è solo l’ipad, ma ci sono tablet di altri produttori con diversi sistemi operativi: android o windows. i prezzi variano, su internet se ne trovano anche sotto i 300 euro il che è buono. ma dove si comprano? su internet. non vabbè, ma se io non sono un privato che usa il suo account paypal per comprarselo da chissà quale distributore online taiwanese come faccio a procurarmene, che ne so, tipo 30? se io sono una ditta o un’istituzione, una scuola per dire, mica posso comprare dal distributore taiwanese che fa solo on line.

su alcuni siti di megastore italiani  ce ne sono,  ma costa uno sproposito in confronto all’ipad. dov’è un’alternativa? perchè adesso se ne producono migliaia di tablet differenti ma non si riescono a trovare da acquistare?

forse è per questo che alla fine la apple se ne esce vincitrice? (non che io abbia nulla contro la apple, ma un tablet lo vorrei con android…)


by gecco at 02 November, 2010 04:33 PM

11 October, 2010

Carlo Minucci

gecco

per esigenze di cui rimarrete all’oscuro mi serviva generare delle password casuali alfanumeriche di 4 caratteri su un sistema bsd, esattamente su freenas.

non esiste la variabile d’ambiente $RANDOM come c’è su linux e quindi, dopo un po’ di smanettamenti, ho fatto uno script con dentro questo:

ping -c1 192.168.0.1 > /tmp/tmp.txt ; md5 /tmp/tmp.txt | cut -d ” ” -f 4 | cut -c1-4

faccio un ping ad un host che so che risponde sempre, o almeno dovrebbe farlo, metto tutto dentro un file di testo temporaneo, ci calcolo l’md5 di quel file e alla fine taglio i primi caratteri della stringa md5.

ovviamente ogni tanto capita che generi due o più volte la stessa password ma per la mia situazione andava bene lo stesso

 

aggiornamento:

su linux si può usare:

echo $RANDOM > /tmp/tmp.txt ; md5sum /tmp/tmp.txt | cut -d ” ” -f 1 | cut -c1-4


by gecco at 11 October, 2010 11:23 AM

06 October, 2010

Carlo Minucci

gecco

per una serie di ragioni, che non sto qua ad elencare, dovevo trovare un modo per disconnettere una risorsa di rete. attenzione, non unità di rete.

in mio aiuto è venuto il comando net use e andrea beggi. il risultato è uno script .bat fatto così:

net use \\server\dati /delete /yes

e poi l’ho convertito in un file .exe giusto per non essere modificato dagli utenti. per farlo ho usato un coso chiamato bat to exe converter che fa proprio quello che dice il nome, e per fare il figo ho anche cambiato icona all’eseguibile. Qua ce ne sono un po’ e io ne ho scelta una di os8, quindi un po’ retrò.

ora sono soddisfatto e gli utenti possono disconnettersi senza dover riavviare.


by gecco at 06 October, 2010 11:02 AM

05 October, 2010

Carlo Minucci

gecco

ho trovato in un armadio un cisco serie 800 inutilizzato, ecco un po’ di esperimenti.

inanzitutto nessuno pare sappia la password, quindi bisogna resettarla, i router cisco sono seri per cui non c’è il bottone di reset e bisogna usare il cavo seriale.

attaccate il cavo, usate un terminale per la seriale, putty va benissimissimo, e durante il boot del router dovete mandargli dei segnali di break. questa informazioni si trovano benissimo da una rapida ricerca con google. ma cos’è questo segnale di break? praticamente dovete tenere premuto il tasto ctrl e il tasto pausa (quello in alto a destra dei 3 bottoni che nessuno usa mai)

fatto questo aspettate un po’, finchè non vi trovate una roba così:

rommon 1 >

che è il prompt, e poi ci scrivete sta roba (per la serie 800, per altri modelli è diverso):

rommon 1 > confreg 0×2142

rommon 1 > reset

una volta fatto lo riavviate, e quando avete il prompt # dovete prima fare

#configure terminale

poi dargli

(config)# config-register 0×2102

altrimenti il resto delle modifiche (di cui parlerò nei prossimi post) non ve le salva


by gecco at 05 October, 2010 09:47 AM

29 September, 2010

Carlo Minucci

sterialenanostation

come i più attenti letori ricorderanno tempo fa un fulmine ha fatto un sacco di casino, tra cui bruciare le porte ethernet di un po’ di ciaffi wi-fi, uno di questi così è una nanostation 5 il cui wi-fi funziona ancora bene, ma l’ethernet no (inspiegabilmente il power over ethernet funziona). in queste condizioni diventa un po’ inutile ma con il firmware originale diventa ancora più inutile quindi, visto che rimane inutilizzato (no, come repeater adesso non mi serve visto che lavora a 5ghz) ho ben pensato di metterci openwrt, tanto anche airos (il firmware originale) è basato su linux quindi tanto vale usare openwrt e metterci su un po’ di servizi pressochè inutili :)

di documentazione ce n’è in giro, basta googlare, io ho trovato questo http://wiki.openwrt.org/toh/ubiquiti/nanostation e questo http://wiki.ninux.org/UbiquitiNanostation5 che dicono più o meno le stesse cose ma, diciamo, non sono daccordo e comunque non sono aggiornate (la storia del tftp non funziona perchè dopo un po’ va in timeout)

è semplicissimo: dovete prima scaricarvi il firmware di openwrt, dentro ha un chip atheros quindi dovete prendervi il firmware giusto, volendo ve lo potete fare partendo dai sorgenti ma qualche anima buona ci ha già pensato, scaricatevi questo http://downloads.openwrt.org/kamikaze/8.09.2/atheros/openwrt-atheros-ubnt5-squashfs.bin

a questo punto armarvi di un computer con una scheda wi-fi che supporta i 5ghz (il mio mac lo supporta e manco lo sapevo)(tutto questo discorso perchè l’ethernet non funziona), vi date un indirizzo che sua sulla stessa rete e aprite l’interfaccia web, e andate nella scheda system e poi fate l’upload del firmware dall’apposito bottone. ecco uno screenshot

firmware screenshot

(clicka per ingrandire)

poi fate upload. qua un warning vi avvertirà che il firmware non è ufficiale e tutte quelle robe li… andate avanti e guardate la barra di caricamento. dopo un po’ andrà in time-out, vuol dire che ha finito e si sta riavviando.

a questo punto si riavvierà con openwrt su cui però è disabilitato il wi-fi, ah, la porta ethernet non va… bella inculata… eh no, qui casca l’asino

nella paginetta di openwrt che spiega come fare, questa http://wiki.openwrt.org/toh/ubiquiti/nanostation, spiega anche come aprirlo e dentro c’è una porta seriale già pronta (un po’ come sulla fonera), la posizione della porta seriale non corrisponde al mio modello (quella della foto forse è una nanostation2 oppure un modello più vecchio). io, siccome sono magnanimo, ho fatto una nuova foto con la pedinatura, eccola

(clicka per ingrandire)

come vedete non usa lo standard a 5 volt, ma a 3,3 volt, per cui avete bisogno di un adattatore da 5 a 3,3. io me lo sono costruito da solo con un vecchio cavo per un cellulare nokia (sono magnanimo ma anche prigro, sono quasi sicuro di aver fatto un post anche su questo ma non ho assolutamente voglia di cercarlo, quindi fate voi :) )

a questo usate un software qualsiasi per comunicare con la seriale (minicom o hyperterminal o putty), settate i soliti parametri 9600 8 1 e quando collegate il tutto vi ritroverete col prompt di openwrt pronto a fare tutto quello che volete (o quasi)


by gecco at 29 September, 2010 11:17 AM

26 September, 2010

Carlo Minucci

15 September, 2010

Carlo Minucci

ap3

il wds (http://it.wikipedia.org/wiki/Wireless_Distribution_System) è un sistema per far connettere tra di loro più access point e per ridistribuire tra di loro connettività oltre a dare connettività ai client… chiaro? no? allora leggetevi la pagina di wikipedia.

e insomma, son qua che ci sono 3 edifici collegati tra di loro con due ponti radio in modalità bridge, segue mappa

mappa

così, all’incirca

e insomma poi c’è stato il temporale, i tuoni, fulmini, una tromba d’aria, le cavallette!!! e sono deceduti un paio di apparati, quelli che ci sono nel punto AP2

com’è, come non è, ho voluto ripristinare il tutto in tempi brevi con quello usando solo quello che avevo a mia disposizione (perchè poi chiamare l’intervento esterno costava molti soldi e chissà quanto tempo)

non sto a spiegare tutto ma ho trovato, in un cassetto, due vecchi access point che comunque avevano l’attacco dell’antenna compatibile e, vabbè, tutti tre stessa marca e supportavano il wds.

mi son detto “ah bhe, wds e rispamio un access point”, anche se, in linea teorica, si sarà un calo di prestazioni, ma chissene…

sempre dalla mappa – AP1 è un raytalk ra-530 uscito di produzione da quest’anno, mentre AP2 e AP3 sono dei raytalk ra-430 di cui pare che siano stati disconosciuti pure dalla casa costruttrice visto che mica ho trovato un link.

il 430 ha meno funzioni oltre ad essere esteticamente disdicevole e un’interfaccia web fatta con talmente tanti errori in javascript che spesso i browser si rifiutano di aprire (sia explorer, che firefox, che chrome , che safari…)(che poi explorer ti fa vedere vuoti tutti i campi dove ci deve essere scritta della roba per cui, di fatto, diventa inutilizzabile)

per cosare col wds in pratica bisogna abilitarlo dentro l’interfaccia dell’access point (prima bisogna disattivare la modalità bridge ed abilitare la modalità access point) e inserire i mac address degli altri access point, ecco un po’ di screenshot sostanzialmente inutili (ma oramai li ho fatti)

ap1
ap1
ap2
ap2
ap3
ap3

siccome gli edifici sono distanti, e AP1 e AP3 sono coperti dagli alberi, bisogna passare per AP2 per forze. ci sono ovviamente delle antenne direttive ad alto guadagno.

su AP2, il punto d’intersezione, ho inserito i mac address degli altri due visto che comunque gli altri due è impossibile che si vedano.

in realtà l’antenna di AP2 è puntata verso AP1, mentre AP3 è puntata verso AP2 ma, con una botta di culo AP2 e AP3 riescono a comunicare lo stesso (credo per via dell’alto guadagno o per via del fatto che comunque mica sono direttive del tutto, un po’ come i microfoni ipercardioidi), e questo mi basta (visto che dovrebbe essere una soluzione temporanea).

pare che il modello 530 supporti il wds più il wpa2, mentre gli altri due no e devono per forza essere reti aperte (nascondere il SSID e un bel controllo sui mac address e passa la paura).

cioè, alla fine funziona e quindi chissenefrega, ma quello che mi interessa è che sono riuscito a far funzionare una tecnologia di cui fino adesso avevo solo sentito parlare senza spendere ne far spendere nessun soldo in più…


by gecco at 15 September, 2010 06:46 AM

09 September, 2010

Carlo Minucci

gecco

siccome, per fare il figo, ho portato la mia padella preferita agganciata alla vespa girando per mezza europa ho deciso di comprarne una nuova visto che quella adesso è inutilizzabile.

l’ho comprata alla coop, costa 5 euro e qualcosa, ed ecco una videorecensione del suo utilizzo:

a voi ulteriori commenti…


by gecco at 09 September, 2010 08:50 AM

01 September, 2010

Carlo Minucci

gecco

qualche giorno fa pitchfork ha postato i 50 migliori video anni novanta, li trovate tutti qua: http://pitchfork.com/features/staff-lists/7849-the-top-50-music-videos-of-the-1990s/ quindi ora anche io dico la mia con dei video in ordine sparso.

nonostante la mia passione smodata del primo periodo beck, loser è lo meglio video anni 90, dentro c’è tutto: un capellone, camice di flanella, ritmi sghembi, barboni che escono da bare che camminano e l’heavy rotation sulla mtv inglese di allora che mi guardavo a scrocco dal satellite di scuola. e i puristi del grunge di allora criticavano dicendo “ah ma beck c’ha le chitarre campionate”… ah di, butta via

nonostante io abbia scoperto i nirvana oramai tardi, già i primi secondi del video in cui la converse batte il tempo potrebbero bastare a descrivere tutto quel periodo. poi anche qua è pieno di capelloni, ma non capelloni metal, un eroe maledetto morto di morte violenta autoinflitta e un bidello che balla con lo spazzolone (che quando sei nel periodo in cui vai a scuola queste cose le noti)

qua forse siamo un pelo fuori dai prodromi del grunge, però io li ho sempre adoratori e questo video dove ad un certo punti arrivano i ninja è bellissimo. sempre grazie al satellite della scuola. la canzone poi è comunque bellissima.

forse non ce ne sarebbe bisogno ma questo è praticamente scontato anche se all’epoca la mtv satellitare lo passava poco i dj de la fuente, il locale storico per gente come noi, la passavano praticamente sempre. uno sfondo blu e quattro tizi che fanno gli stupidi, poi ad un certo punto liberano i cani. non gli manca niente.

altro must, ma già erano i tempi di videomusic che finalmente si riusciva a prendere anche da casa mia. e quando poi la passavano nei locali si cercava anche di imitare le mosse. le sperimentazioni di gondry senza essere consapevoli che anche i video musicali avessero dei registi, ma quella volta a chi importava?

dopo la sbandata del rap, tramutata in grunge, ecco le prime avvisaglie dell’allontanamento (seppur temporaneo) dalle chitarre distorte. jamiroquai faceva canzoni orecchiabili e ballava come fosse uno skaters.

nel mio periodo hip hop avevo persino registrato delle puntate di yo! mtv rap, un programma dedicato solo al rap che, se non erro, andava in onda sabato mattina dalle 12 alle 14. dentro la cassetta c’era finita anche questa.

a quell’epoca avevo grossa antipatia per gli smashing pumpkins, antipatia immotivata e allontanata col passare del tempo ma oramai fuori tempo massimo. tant’è che comunque anche questo video è uno spaccato dell’epoca, di noi giovani grunge e degli sparuti sprazzi di cultura americana alternativa che arrivava fino a noi. mica quella volta c’era internet, bisognava accontentarsi.

e anche questo era finito nella suddetta cassetta, o forse era posteriore, però già si cominciavano a sentire le differenze di stile tra la west coast e east coast, questo era chiaramente west coast. e forse per questo malconsiderato dai puristi ma a parte questo mi riporta comunque a quei tempi

un’altra band culto che mentre tutti mi copiavano le cassette dei nirvana io ricambiavo con quelle dei flaming lips :) per essere coerente al post volevo mettere il video dei flaming lips che suonano al pitch pit, nella puntata di beverly hills 97210, solo che su youtube mica lo trovo :)


by gecco at 01 September, 2010 08:15 PM

gecco

i cavoli non so, ma di capre ce ne sono ben tre nella nuova scuola dove, da stamattina, ho cominciato a lavorare…

sono tornato sano e salvo dalla gita in vespa, le foto sono qua http://www.flickr.com/photos/gecco/sets/72157624722849829/


by gecco at 01 September, 2010 05:14 PM

13 August, 2010

Carlo Minucci

gecco

il prossimo anno, a settembre cioè, cambierò sede di lavoro il cui unico lato negativo è che ho dovuto buttare nel cesso tutti i miei esperimenti e progetti con sme server, magari più avanti mi torneranno utili.

oggi è praticamente l’ultimo giorno di lavoro e domenica partirò coi miei amici in vespa, un altro viaggio in vespa (c’è un apposito blog da seguire http://fanoparigi.wordpress.com) la meta inizialmente doveva essere parigi, ma poi abbiamo cambiato in berlino ma le previsioni non promettono bene per cui forse non sarà più berlino, in ogni caso non avevo voglia di cambiare il nome del blog per cui rimane quello. gli aggiornamenti di viaggio saranno più sporadici visto che all’estero pare non ci sia la possibilità di fare una flat dati per il cellulare.

quindi mi raccomando, seguitemi su http://fanoparigi.wordpress.com/


by gecco at 13 August, 2010 09:54 AM

03 August, 2010

Carlo Minucci

gecco

domani pomeriggio ri-parto e me ne vado a folgarida fino domenica.

gli aggiornamenti al volo sempre su twitter o sul mio facebook


by gecco at 03 August, 2010 08:18 PM

23 July, 2010

Carlo Minucci

gecco

domenica parto con la vespa e vado in toscana, tutti i dettagli qua http://geccoeastorinvespa.wordpress.com/


by gecco at 23 July, 2010 10:19 AM

12 July, 2010

Carlo Minucci

gecco

sottotitolo: come sbagliare anche le frasi fatte.

anche se qua non è riportato, c’è una frase fatta a cui, fino a circa 5 minuti fa, davo un’altra interpretazione.

comunque, a prescindere, sabato ero a ferrara per la serata della tempesta, nota etichetta rinomata con alcuni dei nomi grossi della scena indie rock italiana.

ma andiamo per ordine: come direbbe il mio datore di lavoro “pingent”, ovvero “pieno di gente”. c’era veramente tanta gente e la fila per il biglietto era lunghissima (mica avevo fatto una fila così lunga per i flaming lips o per i kraftwerk, sempre nella stessa piazza)

cosa positivissima la mega affluenza di tutte queste persone, per i gruppi intendo, ma non tanto per me. gruppi che di solito vedo in concerti con tipo 30 persone (che poi vabbè, ti vedono e ti saluta dal palco che fa tanto indiesnob).

gli altro non ho fatto in tempo a vederli perchè dopo pranzo ho fatto una pennica sul divano di un mio amico e quindi sono arrivato tardi, tardi anche per i cosmetic di cui ho potuto solo sentire l’ultima canzone e vedere dj cassetto lanciarsi sulla batteria (che fa tanto anni 90 e quindi un po’ ci piace). poi è stato il momento dei uochi toki sul palco enorme davanti a migliaia di persone, roba mai vista (l’ultima volta che ho visto i uochi toki eravamo in un baretto di cattolica con tipo 12 persone e ci conoscevamo tutti), bella botta deve essere stata per loro e belle botte anche le bordate elettroniche dalla drum machine di rico.

a seguire i pan del diavolo di cui ignoro qualsiasi cosa ma, vista la ressa per entrare nel castello, e vista l’ora, e visto gli sconsigli di gente più o meno fidata: via a smangiare qualcosa per cena (in realtà una coca in orario aperitivo e patatine e spuntini a rovinare una vera e propria cena). un pasto frugale più o meno veloce per tornare in tempo, spinti da cuoriosità, a vedersi i sick tamburo che però se mi fermavo a cenare per bene in qualche posto a me li perdevo era più o meno uguale. me ne avevano parlato bene ma devo solo ricordare chi era stato… no perchè vabbè, se a 16-18 anni ti ascolti i prozac+ e dici “ah si, carini” a 30 anni non dovresti avvicinarti ai sick tamburo. che poi ok, ma i prozac+ erano un pelo più godibili per il fatto di usare il falsetto in alcuni pezzi che almeno cercava di introdurre un qualcosina di nuovo ad un genere che oramai, nel 2010 intendo, dovrebbe un po’ andasdpvajsdij’coxwjsdfp…

si decide anche di saltare gli zen circus visto che, almeno a me, non ispirano niente di buono e anche perchè è praticamente impossibile entrare nel castello, e poi col titolo del loro ultimo lavoro recensiscono bene i sick tamburo.

poi moltheni che tempo fa aveva dichiarato di voler smettere di suonare ma ancora è li che fa le sue canzonette da figlioccio di carmen consoli a cui aggiunge un pezzo sull’italia che manco il pezzo di pupo e filiberto a sanremo (c’era anche un terzo ma presumo che nessuno se ne ricordi). moltheni mi è sempre stato antipatico da quella volta che mi ha spintonato per passarmi avanti facendo la fila al reading di emidio clementi di non so quanti hanno fa a frequenze disturbate perchè aveva il pass… ce l’avevo anche io il pass ma mica mi dava il diritto di essere maleducato, e lo dice uno che è stato minacciato da un ex banchiere che voleva fargli un verbale, appunto, per maleducazione… ma è un’altra storia… ma #truestory…

giorgio canali non mi ha mai convinto e un gruppo che si chiama rossofuoco mi convince ancora meno, e insieme al caldo e alla stanchezza mi convincono a rimanere seduto sul ciottolato rotondo della piazza senza tentare di entrare nel castello.

e salgono sul palco i tre allegri ragazzi morti che seguo solo perchè leggevo i fumetti e compravo i loro cd quando ero ggiovane, e infatti l’album reggae non l’ho preso perchè, semplicemente, non sono capaci di fare reggae o comunque non gli viene bene. tutti i pezzi vecchi me li sono ascoltati con gusto, ma di sicuro non è musica da trentenni

e arriva il caso le luci della centrale elettrica, tanto discusso e osannato dalla critica ma non da me e dai miei conoscenti fidati. molto evocativi i crescendo di chitarra ma non capisco il consenso del pubblico al pezzo di canzone che dico “invidiare le ciminiere perchè hanno sempre da fumare”. di sicuro mi sarebbe piaciuto molto se fosse esistito ai tempi in cui ero un fan sfegatato dei massimo volume (che poi è arrivato mimì sul palco a leggere un pezzo di qualcosa), intendo i massimo volume dei tempi d’oro.

e finalmente arriva il gruppo che aspettavo e che ha suonato anche vicino a me più volte ma che mi sono sempre perso. il teatro degli orrori. diciamo piuttosto che io mi ero sbattuto 2 ore di macchina per vedere loro e i fine before you came che, come tutti sapere, non c’erano in quanto il batterista si è schiantato il braccio. e i loro ultimi dischi mi hanno aiutato in quel pezzo di vita terribile dopo che persone, rivelatesi a posteriori terribili, ti dicono cose terribili. canzoni che fanno un po’ male ma, per questo, fanno anche un po’ bene.

ma a prescindere dai gusti personali, la tempesta ha un sacco di gruppi che vendono e che tirano parecchio nel panorama indie italiano, e poi questo eventone che conferma tutto. tanta/troppa gente e quindi positivissimo.

e poi name dropping a manetta tra il pubblico di gente e amici che vedo solo a questi eventi il che fa tutto folklore e ripaga il tempo speso sull’autostrada con l’aria condizionata e il conseguente mal di collo.

poi, dopo una dormitona rigenerativa, un giro deludente allo “speciale fumetto” della fiera dell’antiquariato di fano (deludente perchè pochissima roba e pochissima scelta, tant’è che ho comprato per disperazione una raccolta della justice league e un monografico sull’uomo ragno), sono andato a vedere jocelyn pulsar dalla cira a pesaro. a parte la poca gente e anche un pelo maleducata, jocelyn pulsar ha eseguito una cover struggentissima, eccola:

che se non la riconoscete… non importa (bello anche il pezzo sulla tassoni)


by gecco at 12 July, 2010 07:52 AM

01 July, 2010

Carlo Minucci

gecco

continua l’hardening del nuovo sme server, ora ho aggiunto una cartella condivisa comune a tutti gli utenti e, invece di andare ad immattirsi in chissà quali modi, ho semplicemente messo un collegamento di windows nel disco Z: di ogni utente del pdc. Il disco Z: è la propria cartella personale nel server.

Il problema ora è che questo determinato collegamento funziona solo se ha i permessi dell’utente che lo esegue e c’è anche il problema di copiarlo in tutti i dischi Z: degli utenti. se fossero pochi utenti si potrebbe anche fare a mano, ma quando cominciano ad essere centinaia allora diventa un problema.

per ovviare ho fatto questo semplice script in perl:

#!/usr/bin/perl
$users=`ls /home/e-smith/files/users`;
@users = split(/\n/, $users);
$n=@users;
for($i=0; $i<$n; $i++){
$cmd=”cp Lavori\\ su\\ Fileserver.lnk /home/e-smith/files/users/@users[$i]/home”;
system($cmd);
print “copiato in @users[$i]\n”;
$perm=”chown @users[$i].@users[$i] /home/e-smith/files/users/@users[$i]/home/Lavori\\ su\\ Fileserver.lnk”;
system($perm);
print “cambiato i permessi per @users[$i]\n”;
}

ovviamente funziona solo su sme server (in quanto ho messo i percorsi predefiniti che usa sme server) e prima bisogna copiarsi il collegamento di windows nella stessa cartella da cui si esegue lo script


by gecco at 01 July, 2010 11:08 AM

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